Gioco
Lo sfasciamacchine amico di Chavez «Venezuela, ora godi»
BARCELLONA. L’apparecchio ai denti, sul viso i segni dell’acne, qualche testacoda di troppo, la fama di sfascia auto. E pure di ’raccomandatò politico, di pilota sponsorizzato dallo Stato per quell’am...
BARCELLONA. L’apparecchio ai denti, sul viso i segni dell’acne, qualche testacoda di troppo, la fama di sfascia auto. E pure di ’raccomandatò politico, di pilota sponsorizzato dallo Stato per quell’amicizia mai celata con Hugo Chavez. Pastor Maldonado, 27 anni compiuti lo scorso 9 marzo, in Spagna si è ripreso tutto: la sua favola agli occhi del mondo comincia così, con la vittoria del suo primo gran premio, il primo regalato al suo Paese, quel Venezuela che da sempre attraverso il suo controverso presidente lo sostiene. Anche con i milioni delle compagnie petrolifere locali (PDVSA) che hanno permesso a Maldonado di arrivare fino in formula 1 e correre già dalla scorsa stagione in Williams. Non a caso il primo pensiero dopo il trionfo a Barcellona davanti alla Ferrari di Fernando Alonso, seguito alla pole che già aveva fatto esultare il governo venezuelano, va proprio al suo Paese. «È una giornata meravigliosa, speciale per me - dice Maldonado, niente lacrime sul podio, solo euforia - abbiamo lavorato duro per arrivare fino a qui. Si può immaginare quello che provo ora: il mio Paese è felice e io sono felice per questo, fiero di aver regalato una grande soddisfazione al Venezuela che mi sostiene e mi ha permesso di arrivare dove sono». Un programma, quello studiato da Chavez, per far rinascere lo sport locale, con investimenti mirati sul pilota di casa, non a caso considerato il pupillo del presidente. «Ci saranno feste ovunque - sorride Pastor pensando a quanta gioia la sua vittoria ha già scatenato oltreoceano - lì ci sono i miei amici, la mia famiglia: da tempo il Venezuela non aveva un campione da festeggiare, è un grande momento per me e per il mio paese».
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