Il lutto
Colpa nostra, ma anche gli arbitri...
Troppe direzioni inquietanti, a partire proprio dagli scontri diretti
LIVORNO. Premessa. Le infelici direzioni arbitrali di cui è stato vittima il Livorno non costituiscono affatto un alibi per gli amaranto. Questo per amore di onestà intellettuale. Tuttavia non si può far finta di niente di fronte a certi errori grossolani che in un campionato come questo, vissuto sul filo del rasoio, rischiano di pesare come macigni. Questo per sottolineare come in questa serie B, così sbiadita, con un pizzico di fortuna in più può starci anche questa squadra deboluccia, ma di sicuro non inferiore alle dirette concorrenti. L'aggravante è che proprio chi si trova in lotta per la salvezza con il Livorno ad aver beneficiato di 'aiutini' negli scontri diretti.
4 settembre: Livorno-Nocerina 0-2. Il rosario di perle nere comincia alla terza giornata. Arbitra il signor Ostinelli di Como. Nel primo tempo, sul risultato di 0-0 nega un rigore solare agli amaranto per fallo di De Franco su Paulinho. E' chiarissima occasione da gol. Sarebbe penalty ed espulsione del difensore molosso. Il fischietto lariano lascia correre. Nella ripresa ci sarà il suicidio amaranto. Farias e Castaldo firmeranno l'1-0.
23 settembre: Vicenza-Livorno 1-1. I nostri partono forte. Segnano subito con Dionisi. I biancorossi sono frastornati. Il Livorno attacca. A metà primo tempo c'è uno scontro tra Paulinho e il portiere Frison. Non c'è fallo, ma il giocatore veneto resta a terra, perché non si sa mai. E fa bene perché Barone raccoglie palla dalla tre quarti e firma il 2-0. Calvarese, lo stesso arbitro che a Verona ha fischiato a senso unico, non convalida. Gli amaranto non conserveranno il prezioso vantaggio e subiranno la rimonta berica.
29 ottobre: Livorno-Gubbio 1-1. Bigazzi porta in vantaggio il Livorno nel primo tempo. Ma proprio in chiusura Gavillucci di Latina rovina la partita. In pochi minuti sventola due volte il giallo sotto il naso di Lambrughi. Ridicola la motivazione della seconda ammonizione: l'arbitro non ravvisa il fallo del difensore amaranto sul centrocampista umbro Sandreani. Ma interviene il primo collaboratore che ha visto gli estremi della punizione e del giallo. Nella ripresa il Livorno gioca in inferiorità numerica, ma non va mai in sofferenza. Al 94' su un'azione viziata da un evidente fallo su Barone, Ciofani pareggia. Come? Destro al volo, traversa, spalle di Bardi e gol: un inno alla sfortuna.
18 novembre: Livorno-Ascoli 0-1. Gli amaranto giocano male, ma comandano il gioco. Al 90', però nel più classico dei contropiede, Papa Waigo porta in vantaggio gli ospiti. Nel recupero i ragazzi di Novellino cercano il pari. Al 92' c'è un rigore evidente per fallo di mano in area di Parfait. Merchiori di Ferrara blinda il risultato.
24 marzo: Livorno-Modena 2-2. I canarini pareggiano al minuto 94' anche per via di un atteggiamento rinunciatario degli amaranto nell'ultima mezz'ora. Ma nella prima mezz'ora c'è lo scempio ad opera del signor Cervellera di Taranto che sull'1-0 per il Livorno annulla per fuorigioco inesistente il raddoppio di Dionisi, poi cava dal cilindro un rigore farlocco per tocco (?) di Meola su Signori. Modena che torna in vita e partita che si fa durissima.
24 aprile: Livorno-Cittadella 1-2. L'arbitro Giancola è un chirurgo. Il gol partita di Job è viziato da un contatto dubbio tra Di Nardo e Knezevic che spesso viene fischiato premiando la difesa. Poi espelle lo stesso croato. Infine usa lo il machete per redigere il referto e fa squalificare per due turni Luci.
Contro Torino e Verona altri due arbitraggi sotto la sufficienza. Se il Livorno a fine campionato prenderà l'ascensore per il piano di sotto, al netto del dramma Morosini, dovrà battersi il petto per la propria pochezza, ma pure recriminare per i tanti, troppi errori che (sebbene in buona fede) sono stati commessi dagli arbitri.
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