Gioco
«Ragazzi, bisogna salvare la serie B»
Perotti torna in panchina: mi dispiace per Madonna, ma la squadra si era appiattita e invece dobbiamo reagire
TIRRENIA. «Obbedisco». Attilio Perotti ha la divisa amaranto, non la camicia rossa dei garibaldini, ma quando il presidente gli ha chiesto di tornare in panchina per le ultime quattro partite ha detto sì. «E’ una richiesta obbligata – continua il direttore dell’area tecnica sceso in trincea – perché qui bisogna salvare la categoria. Madonna per quanto mi compete ha lavorato bene, è una persona onesta, capace, intelligente. Dispiace a tutti che non ci sia più, ma la squadra si era appiattita, il contraccolpo psicologico e fisico dopo la tragedia di Morosini è stato terribile per tutti. Pensate che nella settimana dopo la disgrazia abbiamo dovuto anticipare la fine degli allenamenti perché i ragazzi erano pieni di dolori in ogni parte del corpo...Aspettavamo una reazione, purtroppo non c’è stata. Il Livorno è in una situazione di classifica difficile e per questo il presidente ha deciso di cambiare. Non è una svolta tecnica, sia chiaro, perché con Madonna al timone la squadra fino a Pescara aveva un gioco e una fisionomia precisi, la mano dell’allenatore si vedeva. C’è stato un crollo, fisico e nervoso. E ora bisogna invertire la tendenza perché la serie B va salvata».
Attilio Perotti, 66 anni, ha allenato dal 1977 al 2006, inizio e fine con il Genoa. Ora torna in pista. «Ma per regolamento – aggiunge – visto che non sono più un ragazzino io sarò direttore tecnico con Ezio Gelain allenatore. Non era mia intenzione rimettere maglietta e pantaloncini, avrei preferito indirizzare la mia esperienza per un miglioramento complessivo del Livorno, ma non potevo rifiutare la richiesta del presidente. Questo gruppo ha qualità, io cercherò di dargli un valore aggiunto, e mi auguro di riuscirci, in modo che la squadra abbia una ripercussione positiva. Alla fine mancano tre partite più i 59 minuti di Pescara, il Livorno ha perso alcuni treni e allora è inutile stilare tabelle o altre cose. Qui bisogna parlare poco e fare il nostro dovere al meglio. Giorno dopo giorno, partita dopo partita. La squadra non avrebbe voluto questo cambio, fra Madonna e i giocatori c’era sintonia. Ma ora dovranno scuotersi, il mio arrivo deve innescare una reazione. E da quella partiremo. Quando una società decide di cambiare è soltanto per i risultati, e i risultati dipendono dai giocatori. Aldo Spinelli è un combattente di natura, in questa situazione si sentiva inerme...». La domanda di tutti è una sola: non era meglio intervenire dopo la scena muta di Ascoli? «Il presidente sperava che una reazione arrivasse, invece la squadra è rimasta appiattita».
Attilio Perotti ieri ha parlato agli amaranto ancora prima di dirigere l’allenamento. «Questa squadra sul piano tattico ha dato indicazioni precise, se siamo in una situazione di classifica difficile non è per merito delle avversarie, bensì per nostri demeriti. Non si tratta di un problema di modulo, ma di incidenti, defezioni, contraccolpi psicologici. Sul piano tecnico ai giocatori ho detto di essere meno egoisti e più al servizio del collettivo». Perotti, insomma, non farà stravolgimenti tattici, «anche se durante la partita bisognerà vedere come si sviluppa il discorso in base alle esigenze del momento. Io ho parlato con il gruppo – prosegue il condottiero dell’emergenza – poi farò anche dei colloqui personali. Il mio credo, comunque, è lavorare solo pensando a oggi, e il nostro oggi si chiama Sassuolo. Sabato l’ho visto giocare contro il Crotone, ero in missione al “Braglia” per seguire un giovane del club calabrese (Florenzi, ex gioiellino della Primavera giallorossa, ndr), e come stanno andando gli emiliani lo sanno tutti. Dovremo prepararci al top, sfruttare questa settimana per migliorare e darci una mossa. L’obiettivo è fare più punti possibili, soltanto quello. E io cercherò di toccare le corde giuste, di dare una scossa per mantenere la categoria».
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