Gioco
La sciabola azzurra vestita da Fides ha brindato in coppa
Irene Vecchi, Ilaria Bianco e Alessandra Lucchino insieme a Gioia Marzocca (unica non livornese) prime a Bologna
LIVORNO. In un PalaDozza di Bologna (l’impianto storico di piazza Azzarita) pieno di entusiasmo azzurro, l'Italia, e in particolare il circolo Scherma Fides con tre atlete su quattro in squadra, si aggiudica la prova a squadre della tappa italiana del circuito di Coppa del Mondo di sciabola femminile.
Il quartetto italiano, per tre quarti livornese, formato da Gioia Marzocca (l'unica non amaranto), Irene Vecchi, Ilaria Bianco ed Alessandra Lucchino, hanno infatti vinto la finale contro gli Stati Uniti della pluricampionessa olimpica Mariel Zagunis, col netto punteggio di 45-38.
L'assalto ha visto subito le azzurre portarsi avanti, con un distacco giunto sino al +11. Dopo un tentativo di rimonta, gli Stati Uniti hanno dovuto ammettere la superiorità delle azzurre che hanno così festeggiato dopo la stoccata del definitivo 45-38.
In semifinale le ragazze del ct Giovanni Sirovich, e allenate in palestra in via Allende al PalaScherma del Fides, dal maestro Nicola Zanotti avevano sconfitto l'Ungheria per 45-41, dopo che nel primo assalto, valido per l'accesso in semifinale, le azzurre avevano superato la Francia per 45-37.
«Queste ragazze hanno mostrato tutto il loro valore - è l'analisi del commissario tecnico della Nazionale di sciabola, Giovanni Sirovich -. Soffriamo molto la discontinuità. Quando però - continua il ct - riusciamo ad esprimere il talento con continuità, si conseguono i risultati come questo conquistato a Bologna. La prestazione qui a Bologna poi, acuisce il rammarico per il quarto posto ai campionati Mondiali a squadre di Kiev. Questo è un gruppo - dice ancora Sirovich - che merita sicuramente una medaglia mondiale».
E’ un risultato che ribadisce la qualità del lavoro svolto sulle pedane del circolo Fides e che confermano Livorno tra le capitali mondiali della scherma. Una tradizione e una eccellenza che continuano imperterrite nel tempo. Cambiano i nomi, non la sostanza. Le lame amaranto riescono puntualmente a infilzare la concorrenza. E ora guardiamo con tanta speranza alle prossime Olimpiadi di fine luglio a Londra.
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