Il Tirreno

Livorno

«Non potevo non farlo. Ora salviamoci insieme»

di Fabrizio Pucci
«Non potevo non farlo. Ora salviamoci insieme»

Spinelli spiega la scelta e punta tutto su Perotti: «Mi fido ciecamente di lui, gli ho chiesto un sacrificio»

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LIVORNO. Pioggia, cielo nero e pensieri cupi. E' la prima domenica di maggio, ma si è vestita da novembre. Il momento del Livorno è delicatissimo. Ultimo risultato positivo il 31 marzo a Gubbio. Poi solo sconfitte e lo choc del dramma Morosini. Il precipizio che porta in Lega Pro è lì, a un punto. Impossibile andare avanti così. Alle sette della sera Aldo Spinelli annuncia il secondo ribaltone stagionale in panchina. Via Madonna, timone ad Attilio Perotti, suo uomo di fiducia.

Grazie Armando. Sono le sette della sera quando il presidente risponde al primo squillo.

Il conclave che ha portato all'esonero dell'uomo di Alzano è si è appena concluso. Dal tono di voce traspare tutta la sua preoccupazione del presidente per una situazione che rischia di precipitare. Il patron, però ha pure parole dolci per l'ormai ex allenatore amaranto «Sono molto dispiaciuto - dice - perché ho la massima stima di Madonna. È una persona meravigliosa. Un uomo perbene. Un professionista eccezionale. Gli auguro le migliori fortune. Ha svolto un lavoro stupendo. Ma non potevo più stare fermo».

Spinelli poi spiega i motivi del nuovo cambio di guida tecnica: «Penso che non si sia scrollato di dosso la bomba che ci è caduta addosso a Pescara. Madonna è bergamasco e conosceva molto bene Morosini fin da quando Piermario era un ragazzino. E quella tragedia ha segnato il nostro allenatore. Sono situazioni terribili. Adesso dobbiamo pensare a noi e salvarci come il Moro vuole da lassù».

Benvenuto Attilio. Arrivato in autunno per ricoprire la carica di direttore tecnico, Perotti già a dicembre “rischiò” di sedersi sulla panchina amaranto al tempo dell'esonero di Walter Novellino.

All'epoca l'ex allenatore dell'Empoli rispose con un chiaro “no, grazie”. Adesso non si è potuto esimere dall'incarico. Sarà lui a cercare di salvare la squadra: «Gli ho chiesto un sacrificio - spiega Spinelli - e lui ha accettato. Il suo secondo sarà Ezio Gelain. Devono fare il possibile per conquistare la salvezza. Conosco molto bene Perotti. È un'ottima persona. So come lavora e ho fiducia in lui. Due settimane fa ha visto il Sassuolo, per cui ha ben presente il prossimo avversario».

Da braccio destro del presidente ad allenatore: passo solo in apparenza breve, per l'ex direttore dell’area tecnica: «Mi fido ad occhi chiusi di lui. Mesi fa gli ho messo il futuro del Livorno nelle mani. Questo rende l'idea della bontà della mia scelta».

Fare quadrato. In tredici anni di presidenza raramente è capitato di sentire Spinelli così giù di corda: «Non vedevo via d'uscita - sostiene - ecco perché ho cambiato di nuovo. Dobbiamo centrare in ogni modo la salvezza. Perché se non manteniamo la serie B è un dramma. Il futuro ? Ci penseremo. Intanto concentriamoci su queste quattro partite. E soprattutto non aspettiamoci regali da nessuno. Dobbiamo tirarci fuori con le nostre mani. Questa squadra è pure sfortunata. Ma avete visto che rigore è stato dato l'altro giorno al Verona? Per me non era un fallo di mano da massima punizione. Pare che tutto sia contro di noi».

Poi il presidente chiude con una speranza: «Adesso è il momento di ricompattarci tutti. Sabato è una partita fondamentale e ci sarà bisogno dei tifosi. La squadra appartiene alla città e spero che tutti diano una mano a questi ragazzi che scendono in campo. Dobbiamo mantenere tutti insieme la categoria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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