Italia
Cannonball, un fulmine a Herning
Il campione del mondo Cavendish più forte di tutti nella prima tappa vera. Guardini falciato in curva
HERNING. Vince il campione del mondo nato nell’isola dei gatti senza coda: leggi Cavendish e isola di Man. Salva la maglia, nonostante un acciacco meccanico a -8 dalla fine, Phinney, lo yankee tirato su a ciliege marosticane. E d’italiano c’è comunque ancora poco, in questo Giro numero 95 che rimane in gita in Danimarca ancora per oggi.
Ieri, giro dell’isolato con affaccio su Skagerrak e Mare del Nord, poi di nuovo tutti a casa: i 206 chilometri della Herning-Herning sono stati perfettamente inutili ai fini della classifica. Molto di più ha fatto l’ultima curva, che ne ha steso un mazzo, compresi i nostri Guardini e Colbrelli. Tutta colpa dell’olandese Theo Bos, che a dispetto della connazionalità con eminenti pittori del passato, ha pennellato da cani la traiettioria d’ingresso e ha tirato giù un filotto. Vi lasciamo immaginare le madonne tirate giù da uno come Guardini, che con la sua Farnese aveva fatto di tutto per cercare di prendere la scia di “Cannonball”, e che aveva già dovuto lottare con troppi pasticcioni in cerca di gloria. Oltre alla beffa, il danno della strisciata.
Scusate, vi avevamo lasciato con il Gatto Iridato che tagliava il traguardo, senza dirvi che alle sue spalle (ma con grande comodo, troppo forte il britannico), s’erano piazzati con comodo Mattew Goss e un francese con un nome che richiama tutto fuorchè scozzo pugnal fra i denti: Soupe, leggi Zuppa. Al signor Zuppa hanno dovuto guardare le terga Ferrari quinto, e Bennati ottavo: nulla di cui consolarsi. La volata di Herning va in archivio, Oggi ne arriverà un’altra e speriamo che gli animi si tranquillizzino un po’ e il vento si plachi. Gironzolare per una terra ristretta come lo Jutland danmese è davvero una noia mortale. Anche oggi “cavalcavia” con altitudine di 159 metri. A proposito di cavalcavia, ve detto che ieri, su una specie di ondulazione del terreno, si è disputata la volata per l’assegnazione della prima maglia azzurra (massì, quella verde ridipinta da Ennio Doris): è andata al 22enne laziale Alfredo Balloni (Farnese), che ha vinto quel Gpm di quarta categoria, battendo i compagni di fuga Rubiano Chavez e Kaisen, con cui ha raggiunto un vantaggio massimo di 13’15”, prima di essere raggiunto ai -40 dal traguardo.
Qualche telefonata agli amic i ci conferma che la tappa di ieri è stata, televisivamente, tra le più noiose degli ultimi dieci anni. E ci viene in mente che il patron bocconiano Acquarone vuole partire dalla Germania. Anche no.
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