Gioco
Un Livorno sfigato e impotente
A Verona arriva un altro amaro ko nel finale. E lo spettro della retrocessione si avvicina
INVIATO A VERONA. Errori e sfortuna, un mix più letale di certe droghe da discoteca. La serie nera del Livorno si allunga: quattro sconfitte consecutive (Cittadella, Ascoli, Torino, Verona), anzi sarebbero cinque tenendo conto del ko interno col Padova, arrivato prima della tragica sospensione di Pescara. Parare un rigore dubbio dopo 15 minuti (mani di Salviato su cross di Pugliese) e poi farsi bucare da una punizione centrale e neanche irresistibile del francese Lepiller quando il più sembrava fatto. E’ duro questo sabato pomeriggio per Francesco Bardi, un muro di gomma che proprio sul più bello mostra una falla.
I gialloblù di Mandorlini ci infilano il pallone al 34’ del secondo tempo, quando sembravano sull’orlo di una crisi di nervi, le sostituzioni già esaurite e l’incubo di ripetere lo zero a zero di otto giorni fa contro l’Empoli, unica volta in cui l’attacco veronese non era riuscito a segnare al “Bentegodi”. Ma il Livorno ha una parola buona per tutti, non è un caso se dal 16 ottobre 2011 subisce puntualmente almeno un gol. L’amnesia difensiva sempre in agguato stavolta arriva dall’ultimo baluardo, il portiere dell’Under 21. Uno scherzo crudele, però succede.
La classifica resta inchiodata a quota 38, mentre l’Empoli avanza di un gradino e la doppia vittoria di Nocerina e Vicenza (ora a 37) dice che la squadra di Madonna è quintultima, ma un punto soltanto sopra la retrocessione diretta. «Ci è scoppiata una bomba addosso», dirà controvoglia, con un filo di voce, Madonna prima di salire sul pullman a chi gli chiedeva se fra la tragica fine di Morosini e questa discesa sul piano inclinato poteva esserci un rapporto di causa-effetto. Il Pescara dopo lo shock per la morte del preparatore dei portieri aveva perso tre partite di fila, faticando a rimettersi in moto, il Livorno invece è ancora dentro il tunnel.
Una partita ordinata, attenta, con tanto possesso palla e passaggi in orizzontale ma senza un guizzo, un ultimo passaggio degno di somigliare a un assist per liberare in zona-tiro Dionisi e Paulinho. “Fede” ha sporcato i guanti di Rafael all’inizio e da fuori area, il brasiliano invece ha sciupato di testa (8’ st) un bel cross di Salviato, non inquadrando la porta da posizione più che interessante. E dopo il gol subito, quando lo stesso Rafael si è stirato all’inguine chiedendo invano il cambio (Mandorlini li aveva già esauriti), il Livorno ha avuto 10’ buoni per provare a pareggiare sfruttando l’impossibilità di tuffarsi del guardiano gialloblù. Invece niente. Una botta centrale di Schiattarella, due tiri alti di Siligardi, qualche mischia e anche dei fischi chirurgici di Calvarese, che ha rovesciato dei falli al limite dell’area mettendo in freezer i tre punti del Verona.
La sconfitta del “Bentegodi” è quasi una fotocopia dello 0-1 di Torino. Partita sotto controllo fino a dieci minuti dalla fine, poi arriva l’episodio che la indirizza. Ma quello era il girone di andata, ora invece mancano solo tre partite e mezzo (col Sassuolo, a Brescia, col Grosseto, più i 59 minuti dello stadio Adriatico) e anche il tempo congiura contro gli amaranto. Una squadra che sembra vuota dentro, rassegnata, incapace di elaborare il lutto. Purtroppo la vita continua, gli altri non portano rispetto.
Con un finale così amaro inutile parlare di moduli, tattica, giocatori. Il Verona aveva fatto ballare gli amaranto per una ventina di minuti, poi il contraccolpo per il rigore sbagliato e l’uscita di Piccolo (spuntato nell’uno contro uno e inutile in copertura) per Remedi al 29’ erano serviti a riequilibrare il match e la corsia di destra. Il Livorno pensava così di mettere sotto anestesia la partita, rischiando poco ma rinunciando a offendere. Peccato, il valium era solo acqua distillata.
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