Il Tirreno

Livorno

«Sconfitta ingiusta, ora la situazione si è fatta difficile»

di Renzo Marmugi
«Sconfitta ingiusta, ora la situazione si è fatta difficile»

Madonna elogia la difesa e recrimina sul risultato ma ammette: non siamo mai riusciti a ripartire

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Armando Madonna preferisce farsi una doccia prima di arrivare in sala stampa. Forse con l’acqua e il bagnoschiuma voleva provare a lavare la delusione di un’altra partita sfuggita vicino ai titoli di coda. Quella punizione velenosa di Lepiller gli è arrivata addosso come una bastonata. E lui la sente nel cuore, dentro la testa, ovunque.

«Dispiace perdere una partita nella quale avevamo rischiato veramente poco - dice a voce bassa e col viso segnato - perché il Verona se si eccettua il rigore non aveva creato grossi pericoli verso la nostra porta.. E noi, di contro, dovevamo essere più incisivi in attacco, provare a fargli più male. Invece la squadra ha commesso tanti errori in uscita, abbiamo sbagliato troppi passaggi quando si trattava di alimentare le nostre punte. E quelle mancanze ci hanno tolto un po’ di fiducia in fase offensiva. La difesa è andata bene, a centrocampo c’è stata una discreta gestione della palla, anche se un po’ troppo lenta. I nostri guai, ripeto, sono cominciati a nascere dagli errori di misura quando si trattava di rifornire gli attaccanti».

Antonio Piccolo richiamato fuori dopo appena 29 minuti. Scelta tattica o guaio muscolare?

«Io, per dimostrare fiducia e trasmettere ai ragazzi il messaggio che qui a Verona non potevamo soltanto difenderci, ho schierato una formazione con due attaccanti e un esterno alto come Piccolo. In questo modo volevo dire ai ragazzi di aver coraggio, ma Piccolo sulla corsia destra stava faticando. E allora meglio perdere qualcosa come qualità nell’uno contro uno e stare più coperti con Remedi dalla parte dove i nostri avversari dimostravano di voler spingere parecchio».

La classifica si complica, le vittorie di Nocerina e Vicenza hanno portato il Livorno a un punto dalla retrocessione...

«Inutile mettersi a guardare i risultati degli altri, siamo noi che dovremo tirarci fuori dai guai facendo i punti necessari per la salvezza. A Verona abbiamo sbagliato tanto anche perché eravamo molto tesi. Ora, escludendo il recupero del 15 maggio a Pescara, ci restano tre partite contro Sassuolo, Brescia e Grosseto. E a questo punto non c’è da fare chissà quale calcolo complicato: di quelle tre dovremo vincerne due...».

Un collega con molta discrezione prova a fare rewind, tornando al 14 aprile e al tragico destino di Piermario Morosini. Armando Madonna scuote la testa, non vorrebbe rispondere e ravvivare un dolore immenso, poi con le parole stampa una fotografia: «Ci è arrivata una bomba addosso. Quanto abbia inciso dentro di noi non lo so, ma vi assicuro che è stata una bomba...».

La frase rimane a metà, sospesa nel vento di questo 5 maggio che nella storia amaranto rappresenta una pietra miliare, la vittoria nel 2002 contro l’Alzano. Promozione del Livorno in serie B dopo trent’anni di purgatorio, una vita: ma adesso è un altro 5 maggio, che spinge nuvole basse sul cielo della città. Sempre quintultimi in classifica, ma con un misero punto di vantaggio su Nocerina e Vicenza: l’inferno è a un passo. «La situazione si è complicata molto», sospira il tecnico. Poi si alza e saluta. Non ci sono altre parole.

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