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A Verona per un acuto che spazzi via le nuvole

di Renzo Marmugi
A Verona per un acuto che spazzi via le nuvole

Gli amaranto a caccia della partita perfetta contro una squadra che in casa ha fatto 43 punti su 70. E l’attacco dopo 211 minuti di digiuno dovrà svegliarsi

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VERONA. Trasferta con vista sul precipizio. E’ un incrocio pericoloso quello che attende oggi il Livorno al “Bentegodi”, in uno stadio non certo amico e con un allenatore come Mandorlini con il quale i rapporti sono sempre stati un po’ elettrici. Il Verona neopromosso (e lanciato verso la doppia promozione come il Novara) in casa è una macchina da punti, visto che ne ha fatti 43 su 70, frutto di 13 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte. Il pronostico dice uno fisso, ma il calcio non perde mai occasione per confermare la sua imprevedibilità. Otto giorni prima, ad esempio, lo squadrone gialloblù è stato fermato sullo zero a zero dall’Empoli, non certo il Real Madrid. Un pareggio frutto di una partita accorta, giocata con tanto fiato e pressing alto fino al 90’, a gettare sabbia negli ingranaggi avversari. Certo, in area azzurra ci sono stati mischioni giganti ma la collezione di calci d’angolo della squadra di Mandorlini non ha partorito neanche un golletto.

Il Livorno, dunque, non dovrà scendere in campo con un atteggiamento rinunciatario, depresso, pronto solo a difendersi. Anche perché è dal 15 ottobre che la porta amaranto subisce almeno un gol. Inutile quindi pensare di fare le barricate, non è nel Dna di Luci e compagni. Piuttosto si dovrà giocare con la valvola dell’attenzione revisionata al meglio, in modo da evitare quelle amnesie che hanno finito per zavorrare la classifica spingendo la squadra sull’orlo dei playout. E in attacco dopo i 180 minuti di digiuno fra Ascoli e il match col Torino (211’ dall’ultimo gol di Dionisi col Cittadella) è venuto il momento di darsi una mossa, di diventare finalmente cattivi sotto porta. Un dribbling in meno e un tiro in più. A cinque giornate dalla fine è il momento di impugnare la clava, non il fioretto. Sperando che il Livorno si sia reso conto che un calcio pulito, votato all’estetica, non lo porterà lontano. Il fine giustifica i mezzi, meglio essere brutti, sporchi e cattivi se serve a muovere la classifica. Madonna ha una formazione praticamente obbligata e punterà sul 4-4-2, visto che Siligardi sta meglio ma non ha ancora 90’ di benzina nelle gambe. Dunque potrebbe diventare un cavallo da mandare di rincorsa fra i canapi della partita. Il Verona sembra già disegnato, con il ripescaggio di Bjelanovic al centro dell’attacco e Pichlmann pronto in panchina. Dopo quattro sconfitte consecutive (Padova, Cittadella, Ascoli, Torino), inframezzate dalla sospensione di Pescara, è gradita una reazione. Uscite dal tunnel, please.

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