Gioco
L’attacco inceppato un problema in più ma bisogna reagire
Nella gestione Madonna il Livorno era sempre andato in gol fermandosi ad Ascoli e col Toro. E ora ripartire dal coraggio
LIVORNO. Nati per soffrire. In questi mesi si siamo fatti il sangue amaro per via della difesa che proprio non riesce a mantenere inviolata la porta amaranto dal 9 ottobre, vittoria sul campo dell'Albinoleffe per 4-0. Nella parte conclusiva dell'anno solare 2011 i nostri, attraversarono pure un lungo periodo di preoccupante sterilità offensiva. Ricordate? Dal gol segnato da Paulinho al 91' di Cittadella-Livorno il 12 novembre, per ritorvare un gol su azione dovemmo aspettare il 6 gennaio, giorno del debutto di Armando Madonna in panchina. A Grosseto finì 1-1 e il pareggio fu fermato da Belingheri.
Striscia positiva. Quella rete segnata dal ragazzo di Lovere fu una vera e propria liberazione perché nei due mesi precedenti aveva esultato il solo Dionisi, su rigore a Modena con il Sassuolo. Allo 'Zecchini' fu inaugurato il nuovo corso tecnico e fu scoperta una vena realizzativa fino a quel momento sconosciuta. Insomma: il rendimento dell'attacco con l'uomo di Bergamo in panca è lievitato fino a diventare una sicurezza e una sentenza per le retroguardie avversarie. Basti pensare che nella gestione Madonna, per 18 partite consecutive la squadra è andata in gol con una media di quasi una segnatura e mezzo a gara che, spalmata su 42 giornate, significherebbe 60 gol in tutto il campionato: un patrimonio che sicuramente avrebbe scacciato i fantasmi della retrocessione.
Caricatore inceppato. Il problema è che adesso anche là davanti si comincia a far cilecca. Dopo quasi quattro mesi di partite con almeno un'esultanza colorata di amaranto, ad Ascoli la squadra è andata in bianco. Per la verità al 'Del Duca' la madre di tutte le occasioni c'è stata, ma Dionisi ha fallito il calcio di rigore che avrebbe riaperto la partita e mantenuto intatta la statistica. Con il Toro, la situazione non è migliorata. Certo. Contro i granata si è visto un Livorno diverso da quello sbiadito mostrato nelle Marche. Ma il coefficiente di pericolosità è stato rasoterra e l'ex Benussi si è dovuto sporcare i guanti solo su una girata del solito Dionisi.
Le cause. La prima considerazione da fare sempre in questo finale di stagione è di ordine psicologico. La squadra ha vissuto uno choc emotivo a cui non poteva essere preparata e che, comprensibilmente, sta faticando a smaltire. Le energie nervose dissipate nelle scorse settimane hanno annebbiato idee e affaticato i muscoli. Chico e Paulinho, per esempio, martedì non erano al top della condizione. E il brasiliano, ragazzo perbene e ipersensibile, sembra essere particolarmente provato dai recenti accadimenti.
Da dove ripartire. Preso atto della complessità della situazione, non resta che prendere le contromisure per salvare la categoria. Sinceramente ci rifiutiamo di pensare a una squadra in balia degli eventi e che vada incontro a un epilogo infausto della stagione senza una reazione, non solo nervosa, ma reale che deve arrivare sotto forma di un risultato positivo contro una delle big che il calendario pone sulla strada degli amaranto. Certo. Non c'è da stare allegri, eppure prima della fine del campionato questa squadra può ritrovare la via del gol e il bel gioco che aveva sciorinato nella mezz'ora di Pescara prima del dramma del 'Moro'. Ecco. Bisogna ripartire da lì. Da quella spensieratezza. Da quelle trame di gioco, da quelle geometrie da squadra d'alta classifica. Questo gruppo può e deve farcela. Forse può bastare un pizzico di fortuna, quella che raramente ha soffiato alle spalle dei nostri fin dalla gestione Novellino. Per rigirare questo campionato che sta volgendo al peggio è sufficiente un segnale. Poi saranno i giocatori a doverlo cogliere al volo. Nel nome di Piermario.
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