Gioco
L’acciaio di Piombino non sfonda il cartongesso
La capolista Castelbadie rimonta al glorioso Magona: il trionfo è vicino
INVIATO A PIOMBINO
Èmeglio il cartongesso, date retta. L’acciaio ha una storia e un gran nome ma forse c’è rimasto solo quello, un’illusione di eternità e di potenza. L’umile cartongesso invece non se la tira, non t’illude e non ti frega: magari può succedere che se sei molto arrabbiato e molli un cazzottone nel muro ti ritrovi di slancio nel tinello della signora Rossi, ma in quel caso sono affari tuoi, dovevi pigliarti una bella camomilla...
Esempio pratico fresco fresco di ieri. Campionato di Prima Categoria girone D, si incontrano il Piombino nobile decaduto e il Castelbadie parvenu rampante nonché capolista: il Piombino parte sparato ed entra come un trapano con la punta d’acciaio nella difesa di cartongesso degli ospiti: dopo nemmeno 2 minuti è in vantaggio, dopo nemmeno 5 prende un incrocio dei pali clamoroso, poi l’arbitro gli nega un probabile rigore e poi sbaglia un paio di gol fatti; tutto nel primo quarto d’ora. Pensate che i nerazzurri abbiano vinto e stravinto? Calma, leggete più avanti. E intanto un piccolo ripassino di storia ed economia.
Il conto della serva dice che Piombino, più di trentamila abitanti, sta alle Badie (trecento anime, più o meno) come Roma sta a Piombino, cioè in un rapporto di 100 a 1: ma anche queste spesso sono illusioni di potenza. Negli anni 50, infatti, in un mitico campionato di serie B e in questo stesso stadio della Magona, Piombino batté Roma: proprio lei, quella giallorossa, forse qualche stagionato parrucchiere terrà sempre attaccati al muro i ritagli seppiati dell’evento.
Quelli erano o sembravano - in verità la crisi era già in agguato anche allora, magari meno distruttiva e disperante - tempi d’acciaio. C’era un mondo da ricostruire, i colossi pubblici (Finsider, Italsider) e i grand commis puntavano forte sulla nostra città-fabbrica, le colate continue andavano come treni e l’industria pesante - pesantissima, soprattutto per la salute e l’ambiente - qui occupava più di 10mila persone: fare l’operaio a Piombino era più di un obbligo, malgrado lo sfruttamento e il lavoro killer era quasi un onore. In quelli stessi tempi nella frazione delle Badie posta sull’Emilia dove passa il fatale confine Pisa-Livorno, di pallone si poteva forse ragionare al barrino dove era appena arrivata la primissima televisione, ma quanto a giocarlo era già tanto se c’era l’Amatori. E dell’industria, nemmeno il seme.
Ma i tempi sono cambiati, eccome. Quando negli anni 90 l’acciaio di Stato si è definitivamente squagliato, Piombino (calcio e non solo) era già retrocesso di 3 o 4 categorie e a quel punto è proprio sparito, ha dovuto anche cambiare nome e ripartire: come il partito che gli è sempre stato nel cuore e come le sue grandi fabbriche privatizzate, vendute e ribacchettate. Nomi e illusioni sono rimasti, beninteso: i padroni del vapore sono diventati i gruppi più importanti del mondo (Severstal, Mittal) ma il risultato si è visto, a suon di tagli e casse integrazioni. La città-fabbrica oggi conta un terzo dei suoi antichi abitanti, va avanti a contratti di solidarietà e con l’altoforno a singhiozzo, in . attesa che le multinazionali o le banche creditrici decidano se è venuto il momento di tirare giù il bandone.
Sulla via Emilia, invece, s’è affacciata zitta zitta una sola multinazionale, la tedesca Knauf specializzata da cinquant’anni nel famoso cartongesso: qui ha trovato la materia prima, il favore delle amministrazioni, una buona manovalanza, piano piano si è trasformata in “genius loci” e pensate che da un po’ di tempo si è messa a produrre (con un certo successo) anche il vino.
Castellina e le Badie non stanno su versanti nobili di questa Toscana come Volterra, o turistici come Montescudaio; eppure grazie alla Knauf, a un po’ di affari immobiliari e a un altro po’ di agriturismo se la sfangano, tanto da potersi permettere - lo sponsor Knauf sgancia 30mila all’anno e secondo qualcuno forse il doppio - una squadretta che in 3 anni si avvia a passare dalla Seconda Categoria alla Promozione, sfoggia tutine Adidas da categorie superiori e promette di far parlare ancora di sé. Anche questa squadra ha cambiato nome, ma non a causa default, lo ha fatto cercando di condensare in sé entrambi i paesi: operazione non del tutto riuscita, perché i castellinesi doc se la filano poco, in Toscana il campanilismo è durissimo a morire.
Il simbolo di questa strana e irresistibile ascesa è il centravanti del Castelbadie, Michael Pellegrini, un bomber livornese da più di 100 gol in carriera (15 quest’anno). L’anno scorso a lui si è addirittura interessato il Pisa, proponendogli un ingaggio sui 3mila euro al mese, però Michael non ha fatto i salti di gioia come si potrebbe credere, si è preso del tempo per pensarci: perché quella cifra più o meno la guadagna già fra lo stipendio della squadra e il lavoro (naturalmente fa il cartongessista). E insomma, alla fine non se n’è fatto nulla e il Pellegrini è rimasto a sfondare le reti fra i dilettanti.
Premessa esaurita, torniamo adesso al glorioso stadio della Magona (ma più che altro del magone, ieri se c’erano un centinaio di spettatori sparsi era già tanto, ospiti compresi). Ebbene, non è andata come potreste pensare. L’acciaio ha illuso per un quarto d’ora, ma al 20’ il cartongesso aveva già pareggiato: è finita 1-1, come voleva il Castelbadie, al quale adesso basterà un pareggino nel prossimo scontro diretto con le Piagge per vincere il suo secondo campionato in tre anni. Questa specie di spareggio se lo giocheranno in casa, davanti ai soliti cento tifosi nel nuovo stadiolo rizollato che bisogna proteggere dai cinghiali: se trovano un cancelletto aperto entrano e se ne pappano mezzo, com’è già successo; l’anno prossimo quelli del cartongesso non sanno nemmeno dove giocheranno, ma c’è santa Knauf, ci penserà lei. Intanto vincono.
Piombino, invece, sa già cosa succederà: un altro anno - il sesto - di Prima Categoria, ci vorrebbe un miracolo per passare i playoff e poi ottenere la sospirata ammissione. «L’anno scorso c’hanno preso per il culo - mormorava ieri alla fine un anziano tifoso nerazzurro - hanno detto che non avevamo i requisiti, hai capito?! Allora è meglio fare festa subito». E guardava le nuvole nere che volavano basse sulla Magona e sulle Acciaierie, mai viste così tristi e arrugginite.
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