Gioco
Il grido del tifoso Tomas «Lottate per la maglia»
Danilevicius si stringe agli ex compagni: «Adesso più che mai faccio il tifo per voi Capisco il vostro choc ma dovete ripartire in fretta, ad Ascoli potete farcela»
LIVORNO. C'è un tifoso del Livorno che quest'anno ha giocato due volte contro le sue amate maglie amaranto. È Tomas Danilevicius, il gigante buono della Lituania che dal ritiro di Modena, dove oggi la sua Juve Stabia affronta i canarini, incoraggia la sua squadra del cuore: «Sì, ora sono un tifoso del Livorno. E in questi giorni ho sofferto molto per il dramma Morosini».
Tomas, la situazione qui è complicata, come ne se esce ?
«Adesso è molto difficile. La partita di Pescara poteva essere quella della svolta ed invece purtroppo è andata come tutti sappiamo. E dopo uno choc del genere, per rialzare la testa serve un po' di tempo. Solo che di tempo, i ragazzi non ne hanno perché il campionato sta per finire. Il gruppo deve pensare che la vita comunque va avanti. È dura, ma è l'unica zattera a cui aggrapparsi. Ci vuole tanto carattere».
La tragedia di Morosini ha ricompattato la tifoseria..
«È un grande eredità lasciata da Piermario. È bene non disperdere questo patrimonio. A Livorno negli ultimi anni sono cambiate tante cose. La gente si è stufata dopo alcune stagioni senza acuti. E anche la squadra in questi campionati ci ha messo del suo. Forse sono mancati giocatori che rispecchiassero il carattere dei livornesi. Il clima che c'era cinque o sei anni fa è un ricordo. La morte del Moro è assurda, ma potrebbe risvegliare la nostra città. È morto un ragazzo con la nostra maglia. Non lo dimenticheremo mai».
Già, la maglia. Ma che cosa ha di magico la maglia del Livorno che si attacca alla pelle e non se ne va più?
«Basta leggere nella storia della città. Voi sapete meglio di me come è nata Livorno. Io sono venuto dieci anni fa da molto lontano. Ero uno sconosciuto. Eppure sono stato accolto come un figlio. La gente è aperta e tollerante. Il colore della pelle non è una discriminante. Uno può essere nero, bianco, rosso o giallo. Se è onesto a Livorno si troverà bene di sicuro. È normale che con questi presupposti, chi gioca lì dia il massimo di sé stesso. E quella maglia assume un significato profondo».
A inizio stagione ti saresti immaginato un campionato così travagliato per il Livorno?
«No. Ma è un anno nato sotto una cattiva stella. Troppe tensioni all'interno dello spogliatoio, almeno secondo quanto si percepisce dall'esterno. Una volta risolte certe situazioni, è arrivata la risalita. Poi la mazzata-Morosini. È una fase molto delicata. Ad agosto non avevo indicato il Livorno tra le favorita. Non è una squadra al livello delle big. Ma un cammino così tribolato, proprio non era pensabile. Faccio un esempio. Secondo me gli amaranto sono più forti della mia Juve Stabia. Eppure noi stiamo vivendo un sogno: salvezza anticipata e grande partecipazione dei tifosi».
Ed ora c'è la decisiva partita di Ascoli...
«Lo so. I marchigiani adesso stanno meglio. Ma avete visto cosa è successo in Champions? Non sempre i favoriti vincono. E poi non credo che i bianconeri siano più forti del Livorno. E poi c'è la cabala. Ad Ascoli negli ultimi anni abbiamo sempre vinto. I ragazzi devono dare fondo alle loro energie. Giocare con carattere».
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