Il Tirreno

Livorno

Tanta voglia di vincere ma non basta

di Alessandro Bernini
Tanta voglia di vincere ma non basta

Livorno beffato dal Cittadella, lacrime in campo prima e dopo ma anche molta rabbia contro le decisioni dell’arbitro

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LIVORNO. Hanno lottato, sofferto, sono caduti, si sono rialzati. Al fischio finale sono crollati a terra, delusi, stremati, in ginocchio e con le lacrime agli occhi: non ce l’hanno fatto a regalare neanche un punto al loro Piermario, eppure avrebbero dato chissà cosa per donargli lassù un piccolo sorriso.

Doppia angoscia. Passa il Cittadella (1-2) e ora si potrà discutere giorni e giorni sul quanto abbia influito la tragedia di dieci giorni fa, su quanta energia sia stata succhiata a gambe e soprattutto testa. Verità impossibile da scoprire. In una giornata del genere ci mancava anche lo zampino dell’arbitro, disastroso nel secondo tempo e colpevole (insieme all’assistente Raparelli) di non aver fischiato un netto fallo su Knezevic in occasione del gol del 2-1. Resta il fatto che allo choc della tragedia si aggiungerà adesso l’angoscia per una classifica non facile. Anche se c’è ancora chi sta peggio.

L’aiuto del tifo. Si potrà almeno ripartire dall’amore ritrovato della gente. In 8000 sugli spalti nonostante si giocasse alle 18 di un giorno lavorativo, nel ricordo del Moro ma anche con la voglia di stare vicini a questi ragazzi. E fino all’ultimo la curva nord e tutto lo stadio hanno incitato il Livorno, lo hanno preso sottobraccio e spinto alla ricerca del miracolo, di un pareggio che sarebbe stato più che meritato. Invece niente, è rimasto solo quel coro “Forza ragazzi” che adesso dovrà accompagnare tutte le partite del Livorno se si vuole salvare la serie B.

Sconfitta-beffa. Peccato, perchè il Livorno non meritava di perdere. Anzi, fosse stato un match di box, avrebbero vinto gli amaranto ai punti. Il guaio è che la squadra di Madonna si è fatta prendere per due volte d’infilata, in contropiede, restando ferita proprio con le armi che conoscevamo del Cittadella.

Una volta raggiunto il pari a inizio ripresa con Dionisi, bisognava forse mantenere un pizzico in più di calma. La squadra invece aveva in corpo una tale rabbia e una tale carica nervosa, che ha voluto ad ogni costo cercare la vittoria. Sbilanciandosi troppo. Il problema vero è che la tattica in questa partita è rimasta quasi un optiona, si è giocato sulla forza dei nervi, e purtroppo la grande generosità è sfociata in scarso equilibrio nelle azioni decisive.

Poca fantasia. È mancata anche quella dose di fantasia che solo Siligardi sa distribuire. Nel primo tempo la maggior parte dei cross sono arrivati da Schiattarella e Filkor, grandi lottatori ma con piedi non dolcissimi. Madonna ha provato a schierare Schiattarella in una strana posizione, largo a destra ma portato ad accentrarsi, quasi da trequartista. I rifornimenti per Dionisi e Paulinho però sono spesso latitati.

Nel secondo tempo l’ingresso di Piccolo ha dato più imprevedibilità, c’era finalmente un giocatore in grado di saltare l’uomo, e infatti la rete dell’1-1 è arrivata proprio da una sua incursione.

Gli errori sottoporta. Il Livorno ha pagato anche un paio di errori clamorosi là davanti.

Sull’1-1, dopo che Dionisi (cross di Piccolo, tiro di Schiattarella respinto dal portiere e ribattuta in porta del bomber) aveva pareggiato la rete del primo tempo di Di Nardo, il Livorno ha avuto una limpida palla-gol con Piccolo, ma l’ha sprecata. Poi, in pieno recupero, sul 2-1, Bernardini si è ritrovato solo davanti alla porta ma da due passi ha sparato incredibilmente sul portiere.

Il destino. Dopo le grandi tragedie, il Livorno non riesce a vincere. Era successo nel marzo del 2000 dopo la morte di Rosario Aquino , con gli amaranto che crollarono in casa 0-1 contro il Brescello. Adesso il solito copione.

Forse il Livorno ha perso perchè aveva troppa voglia di vincere. Ma guai sparare addosso a questi ragazzi, entrati e usciti dal campo ancora con le lacrime agli occhi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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