Il Tirreno

Livorno

Mazzoni e Luci, lacrime e un mare di rabbia «Su Knezevic era fallo»

di Fabrizio Pucci
Mazzoni e Luci, lacrime e un mare di rabbia «Su Knezevic era fallo»

Il portiere non si dà pace: «In quei casi ho visto mille volte fischiare a favore del difensore, perché l’arbitro ha lasciato proseguire?»

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LIVORNO. Il mediocre e indisponente Giancola di Vasto ha appena fischiato tre volte. Il Livorno ha appena perso. Luci crolla a terra, in lacrime. E' un'immagine che fa male. Piange anche Mazzoni. Sono due livornesi. Per loro la maglia è una seconda pelle. Sono lacrime di dolore per un compagno che non c'è più e di dispiacere per una sconfitta ingiusta. Gli altri amaranto provano a consolarli, ma non è facile.

Dopo dieci giorni emotivamente intensi e pieni di interrogativi senza risposta la loro è una reazione umana. Che commuove. Il loro pianto non può lasciare indifferenti. La squadra è ripartita, ma l'anima sanguina. E la sconfitta sul campo è un'altra pugnalata.

Cinque minuti dopo la fine della sfida con il Cittadella, Luca Mazzoni è già nella pancia dello stadio. Un po' a sorpresa. Perché non è nello spogliatoio. Va incontro ai giornalisti che non hanno ancora guadagnato la mixed zone. E' una scena inusuale. Luca è ancora sudato. Ha gli occhi rossi. E' in tenuta da gioco. Indossa la maglietta della salute, ma ha ancora i calzoncini neri e le scarpe con i tacchetti. Fuma nervosamente una sigaretta. Sacramenta: «Voglio vedere le immagini televisive. Ditemi che Di Nardo aveva commesso fallo su Knezevic. Non so darmi pace. Ho visto fischiare mille volte a favore dei difensori in situazioni come quella. Ripeto. Fatemi vedere le immagini. Non riesco a darmi pace». I giornalisti provano a consolare il giocatore. Ha le spalle larghe, ma è pure un ragazzo sensibile. Sul finire della partita era andato nell'area di rigore ospite per cercare il gol del pareggio. Un po' come fece Marco Amelia a Belgrado nel 2006. Era Coppa Uefa, in casa del Partizan. Sembra una vita fa. Ma sono passati solo sei anni. Adesso c'è da scacciare lo spettro della LegaPro.

Mazzoni rimane vicino al busto di Armando Picchi per qualche minuto. Poi saluta tutti e va nello spogliatoio dove troverà altri compagni di squadra affranti. Non c'è giustizia per questo Livorno. Offeso negli affetti dalla tragedia di Pescara, affossato da un arbitraggio chirurgico che nel finale ha dispensato cartellini a vanvera senza capire il momento difficile della squadra amaranto. Adesso bisogna ricominciare. A lottare, a sudare. Di fronte alla perdita di Morosini i guai di classifica non sono nulla, ma la categoria va salvata. Per Mario. Con Mario. Che la squadra sente ancora dentro le mura dello spogliatoio.

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