Gioco
«Soltanto insieme si esce dal dramma»
Aldo Spinelli chiama il popolo livornese: siete stati grandi nel saluto a Morosini, domani vi voglio tutti allo stadio
LIVORNO. La maglia di Morosini stretta al petto. Il pianto irrefrenabile. Le ultime immagini di Aldo Spinelli all’Ardenza, nel giorno del saluto di Livorno allo sfortunato centrocampista, sono la fotografia della tragedia che ha colpito società, squadra, tifosi ma in linea generale tutta la città. È trascorsa poco più di una settimana dalla morte del “Moro” e il presidente torna a parlare, ma il tono della voce è grave, sofferente. Lo choc è ancora forte, ma si mischia con il desiderio di tornare in campo per onorare la memoria di Piermario.
Tutti allo stadio. Spinelli convoca gli “stati generali” del tifo amaranto. Da quando ha assunto il comando del Livorno, tredici anni fa, è la prima volta che chiede apertamente una massiccia presenza sugli spalti dell’Armando Picchi: «Il momento è durissimo – dice – e spero proprio che la gente si stringa intorno alla squadra. Purtroppo l’orario non è dei migliore. Alle sei di pomeriggio i negozi e gli uffici sono ancora aperti. Ma stavolta i ragazzi hanno bisogno di un sostegno caldo e continuo. Questo dramma ha toccato tutti nel profondo, ma i giocatori lo hanno vissuto in prima persona e sono particolarmente scossi».
Orgoglio amaranto. Negli ultimi giorni siamo finiti tutti, Spinelli compreso, dentro una centrifuga emotiva che ci ha strizzato come stracci. Letteramente stravolto, Spinelli si è chiuso in casa e giovedì non ce l’ha fatta neanche a salire a Bergamo per il funerale. A rappresentarlo c’era il vice Siri.
Il presidente però mantiene le idee chiare: «Voglio ringraziare i tifosi della curva. Martedì scorso quando abbiamo salutato Morosini allo stadio, la loro ovazione mi ha fatto venire i brividi».
Il presidente non si ferma. Rincara la dose: «Quello è stato il gesto più bello che gli ultras hanno fatto da quando sono a Livorno. Dobbiamo ripartire tutti insieme da quel lungo applauso. Adesso tutte le componenti devono restare unite. Questo è un aspetto fondamentale. E l’eredità che ci ha lasciato Piermario».
Livorno e il “Moro”. Il presidente parla di Piermario e la sua voce si rompe per l’emozione: «Era un combattente e in campo lo ha dimostrato. Ma era pure tanto vulnerabile nella vita. Un ragazzo con poca fortuna. Noi non lo dimenticheremo».
Morosini era entusiasta: gli piaceva la città, si trovava bene in questo gruppo sano e sarebbe rimasto volentieri. Spinelli va oltre: «Noi puntavamo molto su di lui – confida – che era quel tipo di giocatore che rispecchia la nostra politica societaria: giovane e di qualità. A giugno lo avremmo riscattato anche perché la cifra da sborsare per la seconda metà del cartellino era in linea con il nostro budget. Sì. Era decisamente alla nostra portata». E anche il Moro era entusiasta dell’idea di restare ancora a Livorno, l’impatto per lui era stato molto positivo.
Organizzazione perfetta. La società, nel momento del dolore, ha fatto un figurone. Ha affrontato l’assalto mediatico in maniera impeccabile. Spinelli ne va fiero: «In effetti ce la siamo cavata – dice - anche se ne avremmo fatto volentieri a meno. L’abbraccio della gente di Livorno è stato commovente. Da parte nostra staremo vicini anche a Maria Carla Morosini, la sorella di Piermario grazie alle coperture assicurative».
Il campionato. Domani si ricomincia. Dopo aver cercato invano per giorni il perché della tragedia che si è consumata sul prato dell’Adriatico, adesso è il momento di tornare in campo per alleviare il peso del macigno che graffia l’anima: «Sì. Morosini resterà sempre una nostra bandiera. Ma ora bisogna, tutti insieme, tifosi e squadra, battere il Cittadella. Se riusciamo ad agganciare i granata in classifica, ci regaliamo un pizzico di serenità in chiave salvezza. Credo che dopo tutto quello che è successo, ce la meritiamo». Un attimo di silenzio e poi Aldo Spinelli ribadisce: «Ma voglio sottolineare che in questa fase, il sostegno dei tifosi alla squadra è determinante».
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