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Il paradiso può attendere, prima visione a Pontedera

Il paradiso può attendere, prima visione a Pontedera

La storica promozione sfuma in zona Cesarini, ma fra 3 giorni sarà realtà

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INVIATO A PONTEDERA

Niente corteo col pullman scoperto, niente festone nel piazzone e niente traffico bloccato dallo stadio in centro: contrordine compagni, alle 5 della tarde i vigili riaprono le strade e in duemila ripigliano la via di casa mugugnando con un giramento di pale come quelle eoliche di Gello sbatacchiate dal libeccio. Il Pontedera non è tornato tra i professionisti, la lunga marcia di 12 anni avrà un modesto supplemento di tre giorni, perché con 9 punti di vantaggio a tre giornate dalla fine è comunque fatta: mercoledì basterà uno straccetto di punto a Viterbo, non serve l’intercessione di qualche divinità o santa importante, nemmeno quella di Belen.

La partita imperfetta si materializza negli ultimi 5 minuti, e neppure qui nel gremito stadiolo Mannucci dove l’onesto Deruta ha già pareggiato e il 2-2 farebbe comunque accendere il motore del pullman; accade invece che sul lontano lago Trasimeno l’inseguitore diretto Arezzo ha un imprevedibile guizzo da nobile decaduta: perdeva 1-0 e fa addirittura il ribaltone, vince e tiene vivo il lucignolo.

Vabbè, ragazzi, sarà per mercoledì. Diciamo che questa partita non era nata sotto una buona stella: prima rimandata per i noti e tragici motivi, poi iniziata ieri sotto pessimi auspici: dopo 10 minuti l’ambulanza entra in campo suscitando un fremito di paura, e contemporaneamente una ventata di libeccio prima butta il polverone in faccia al portiere granata Bibba che s’imbibbola, e poi spinge in porta un tiro senza pretese dell’umbro Ventanni. Dopo aver rischiato un drammatico 0-2, il Pontedera aveva pur fatto vedere di che pasta è fatto rovesciando il risultato con una bella punizione del mancino Carfora, il Robben della Valdera, e una girata di gran classe del centravanti Magnani, e a quel punto niente faceva presagire la beffa, anche perché nel medesimo minuto 55 l’Arezzo era andato sott’acqua nel lago, invece.... Cose che succedono nel calcio. Ma le bugie hanno le gambe corte e mercoledì la verità sarà ristabilita: ciao serie D, i granata tornano nel pallone che conta. E sarà non una partita ma addirittura un anno perfetto, poiché nel 2012 ricorre il centenario granata.

In questa bella storia di resurrezione calcistica, però, di verità ce ne sono diverse. La prima è che questa squadra, partita con pronostici ambiziosi ma non da dominatrice, ha in realtà stracciato tutti perdendo una sola partita in casa a dicembre, e veleggia in testa incontrastata da sei mesi. Insomma, è stato azzeccato in campo il proverbiale mix gioventù-esperienza, ma anche fuori dal campo un quadro societario curioso che prevede una cordata di una quindicina di soci con presidenza a rotazione, in modo finora efficace e consensuale. Il presidente passato era Casalini, imprenditore delle gomme e pneumatici, quello attuale ma già in procinto di passare la mano è Orsini, ramo elettrodomestici e grandi magazzini.

Questo introduce la seconda verità: nella grande crisi economica e produttiva che sta gelando la Toscana, Pontedera non sarà un’oasi felice però è messa meno peggio di tante altre città, e lo dimostra anche questo piccolo fatto che riesce a riemergere nel costoso baraccone del calcio senza farsi colonizzare da imprenditori o avventurieri di foravia. Vero è che in questi 12 anni di purgatorio ha vissuto esperienze stravaganti e ha rischiato di veder comparire nell’albo d’oro dei suoi presidenti le pornostar Cicciolina e Valentine Demy per tramite dell’onnipresente Maurizio Mian, però l’oggi dice che rappresenta una delle poche eccezioni felici in una regione messa proprio male, e dominata anche in serie A e B da stranieri non propriamente illuminati e mecenati.

Ma la terza verità è che in Toscana negli scorsi anni altre resurrezioni ci sono state: però fino a un certo livello, oltre il quale ci vogliono i quattrini veri. Chi li metterà, a Pontedera, l’anno prossimo, comprando almeno 2-3 pezzi nuovi (soprattutto in difesa ci pare che servano) e gestendo una categoria professionistica e impegnativa? L’omone granata potrebbe essere “il Barachini”, come quasi tutti dicono qui. Presidente dell’età dell’oro, quando a metà degli anni 90 il Pontedera stava in C1, faceva vedere i sorci verdi a squadroni come il Livorno, e addirittura riuscì a battere la Nazionale di Sacchi in una storica amichevole nella primavera del 1994, che qui vale poco meno della festa patronale: segnarono Rossi e Aglietti - l’attuale allenatore dell’Empoli - e non fu poi tanto amichevole perché l’Italia era sulla via dei Mondiali Usa e quel giorno anche all’Arrigo gli girarono parecchio le pale.

Luciano Barachini and son hanno a loro volta passato momenti industriali poco allegri, però da un po’ hanno sbolinato e preso un bel vento: la loro nicchia da “scarpari” di livello nazionale corroborata dall’immagine-glamour di Belen, di miss Toscana (malgrado la ragazza sia di Arezzo!) e di altre starlette che fanno da testimonial ai loro sandali, in proporzione sembra quasi migliore di quella dei “ciabattini” viola Della Valle.

Ma, quarta e ultima verità, il Barachini che una volta ha già toppato e nel 2000 ha portato il Pontedera fra i dilettanti, potrebbe non aver voglia di impegnarsi proprio a fondo - così ha fatto capire finora, promettendo di esserci ma senza chiarire bene come - oppure potrebbe non bastare.

E allora, la soluzione sembrerebbe matematica: siamo o non siamo nella città della Piaggio? Una bella joint-venture con tanti ragazzini della Juve in granata - il Pontedera non è mica il Toro - verrebbe ovvia, spontanea. Invece no, questa non è la quinta verità ma il grande mistero. Perché a parte una remota presidenza onorifica Agnelli, la Piaggio non si è mai frugata, e non sembra assolutamente intenzionata a farlo ora. Niente grande padrino privato, dunque, e forse nemmeno padrino pubblico, nella persona del presidente della Regione, che è quasi un enfant du pays ma che delle grane aggiuntive del pallone probabilmente fa volentieri a meno.

Resterebbe il Comune, che in passato ha avuto in varie fasi le mani in pasta nella società. Però, a giudicare dal coretto dedicato ieri dagli ultrà granata all’ex presidente-sindaco Carlo Monni, forse sarà meglio evitare il replay...

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