Gioco
Bardi vuol dire fiducia Andiamo a Pescara anche per attaccare
Il portiere carica i compagni verso Zemanlandia: «È la mentalità che sabato potrà fare la differenza»
LIVORNO. Mettiamola così: un Livorno provato dall’ennesima sconfitta interna, che subisce gol da 25 giornate consecutive si prepara a far visita al miglior attacco del campionato (66 gol contro i 41 degli amaranto), quello di un Pescara che non vince da 4 turni (3 ko nelle ultime giornate), ma è ancora in corsa per la promozione, perciò necessita indiscutibilmente dei 3 punti. Quante chance ha il Livorno di uscirne indenne? «E’ la mentalità che può fare la differenza. Dobbiamo andar là e attaccare anche noi, perché questa è una delle 8 finali che ci aspettano per la salvezza». Ecco il messaggio spedito a Zemanlandia da Francesco Bardi, portierino fresco come la primavera che non si fa intimorire dalle premesse che volgono gli amaranto sulla rotta dell’Adriatico.
Magari è meglio pensare alla gara d’andata, quando il Livorno regalò all’Ardenza una delle migliori prestazioni stagionali, sinceramente grazie anche alla natura di un Pescara che gioca sempre a viso aperto, concede spazi e, fedele alla linea del tecnico boemo, vive il calcio come spettacolo votato all’attacco, in direzione ostinata e contraria al vecchio catenaccio. Non c’è miglior cosa che l’alternanza dei gol: è la formula sposata dalla Seleçao brasileira, che in Italia trova rare espressioni, e il Pescara è una di queste. «E’ vero - conferma Bari, il gran gioco d’attacco di questa squadra è un dato riconosciuto, contro cui ogni avversario deve misurarsi. Oltre alla filosofia di Zeman, conosciamo bene il valore degli attaccanti biancoazzurri, ma anche quello dei nostri. Per questo io dico che bisogna aver fiducia nei nostri mezzi, dopo aver preparato la partita in modo ottimale».
Il ko interno contro il Padova ha provocato scosse sulla panchina amaranto, così viene spontaneo chiedersi come il gruppo abbia reagito nei confronti di mister Madonna. «Abbiamo un ottimo rapporto con il mister - chiarisce Francesco -, lui prepara sempre bene le partite e si impegna perché ognuno di noi affronti al meglio ogni avversario. Perciò siamo convinti di arrivare in fondo tutti insieme». E comunque vada, c’è qualche indizio sul futuro di Bardi? «Io penso solo al presente, che si chiama Livorno e mi riempie di orgoglio perché questa è la squadra del mio cuore. Io sto bene qui e sono pronto a restare».
Qual è il tuo ricordo più bello in questa prima stagione da titolare in amaranto? «Sicuramente la gara in casa contro il Crotone, quando ho parato un rigore al 46’ del primo tempo, sul risultato di 1-1. Poi tutto si è messo a nostro favore e abbiamo vinto la partita. Per me è stato emozionante compiere quel gesto sotto la curva Nord». E invece un episodio da cancellare? «L’errore contro il Brescia. In quel caso ho sbagliato io e me ne assumo la responsabilità. Ringrazio i tifosi che non mi hanno fatto pesare quell’errore e spero sempre di ripagarli».
Nel presente di Francesco, classe 1992, c’è anche un posto nell’Italia Under 21 di Ciro Ferrara, dentro una stagione che allora si fa indicativa per la crescita di questo ragazzo. «Sono arrivato in nazionale Under 21 con un gruppo di ragazzi più grandi di me e allora lo considero un buon traguardo. Sono giovane e ho molto da migliorare, ma cerco sempre il dialogo con i compagni per imparare e crescere sia in azzurro che in amaranto». Diamo infine un giudizio sul Livorno fino a questo momento: «Il nostro è un campionato altalenante - ammette Bardi -, ma siamo una squadra che lotta sempre fino in fondo, vedi Gubbio e anche contro il Padova. Andiamo avanti così, con tanta voglia di ritrovare il risultato».
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