Gioco
Madonna, panchina salda la notte ha placato Spinelli
Un altro ribaltone tecnico sarebbe stato deleterio perché la squadra è viva anche se continua a collezionare errori cronici. E sabato trasferta a Pescara
LIVORNO. Oggi non servirà neanche un quintale di cioccolato per lenire l'amarezza della sconfitta casalinga con il Padova. Inutile, quindi fare indigestione di uova di Pasqua. Sullo stomaco c'è ancora l'ottavo scivolone ardenzino di questa stagione che si sta maledettamente complicando. E dire che venerdì sera sarebbe bastato un punto per farci trascorrere queste festività con il sorriso sulle labbra e senza il timore di vedere gli amaranto risucchiati nelle sabbie mobili. Gli amaranto hanno messo in mostra tutto il repertorio della casa: i loro atavici limiti, certo, ma anche generosità e atteggiamento positivo, e infine la sfortuna che non li abbandona mai.
Panchina salda. Una situazione pericolosa che, subito dopo la fine della partita, ha prodotto una esternazione di Spinelli. Il presidente ha tuonato contro Armando Madonna al quale, di fatto ha intimato di far fuori qualcuno che 'a centrocampo non c'entra niente per far posto a Prutsch'. L'uomo di Alzano dopo aver incassato con la consueta signorilità il colpo, ieri mattina si è presentato regolarmente in campo per lavorare con il gruppo. L'ira di Spinelli, insomma, pare sbollita. Dalla sede amaranto, come ampiamente previsto (e pure giusto) non è partito nessun telegramma all'indirizzo di Madonna. La notte, per fortuna, ha portato consiglio a Spinelli e le sue parole, sebbene pesanti, sono da archiviare alla voce 'dichiarazioni a caldo'. Bene così. Un altro ribatone tecnico, infatti, sarebbe stato controproducente anche perché la squadra, è viva e propositiva.
Antichi mali ma non solo. Purtroppo sono emerse ancora una volta le lacune difensive che ci impediscono di lasciare le zone a rischio. Stavolta il beneficiario di tanta magnanimità è stato l'umile Bovo che in carriera al massimo aveva segnato due gol in una stagione, ma che qui ne ha fabbricati altrettanti in un quarto d'ora. Al netto di certe amnesie imperdonabili, però il Livorno si è battuto contro una squadra allestita con un budget significativamente più elevato. Il pari sarebbe stato giusto l'occasione finale di Bernacci ha tolto ore di sonno a tutti e ha fatto innervosire un ragazzo perbene e pacato come Bernardini che ha fine gara ha bofonchiato: "Non riusciamo a prendere nulla senza meritarlo fino in fondo". Un inno alla sfortuna e - aggiungiamo noi - a certi arbitraggi che non convincono.
Fermare l'emorragia. Con il Padova, è opportuno ribadirlo, è stato perso un punto. Adesso è il momento di stringere i cordoni della borsa altrimenti la vita si fa durissima. I risultati di venerdì sera sono stati buoni. Il successo dell'Ascoli sull'AlbinoLeffe era nelle prevesioni. Ottima la vittoria della Nocerina sull'Empoli (avanti al San Francesco fino a dieci minuti dal the end) e fondamentale il 3-0 della Juve Stabia a Vicenza. Ma d'ora in poi sarà bene non confidare sulle disgrazie altrui e ricordarsi che nel calcio come nella vita ognuno è (ed è bene che sia) artefice del proprio destino.
Il futuro. Il domani si chiama Pescara e non c'è da stare allegri perché gli abruzzesi sono reduci da tre sconfitte di fila, Zeman è imbufalito per via di certe direzioni arbitrali che - il boemo ha fatto i conti - gli sono costati otto punti. Insomma: nessun tappeto rosso all'Adriatico dove la nostra fase difensiva non esattamente irreprensibile dovrà vedersela con un attacco da 66 reti segnate. Per fortuna neanche loro sono fulmini di guerra dietro (50 gol al passivo), per cui c'è la possibilità di insinuarsi nelle pieghe di una partita ad alto coefficiente di difficoltà.
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