Il Tirreno

Livorno

Nati per soffrire e per prendere gol

di Alessandro Bernini

Due amnesie e un centrocampo sbagliato condannano il Livorno: il Padova ringrazia con la doppietta di Bovo

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LIVORNO. Le colpe: non esiste subire sempre raffiche di gol, due anche stavolta. Le giustificazioni: assenze pesanti e un pizzico di sfortuna. La rabbia: pur con tutti i suoi limiti (ed errori), il Livorno non meritava di perdere contro il Padova. Resta il fatto che incassiamo l’ottava sconfitta casalinga e sono sei mesi tondi (5 ottobre 2011, Livorno-Empoli 0-0) che non usciamo dal nostro campo senza aver subito reti. Un’infinità per una squadra che si vuole salvare e dovrebbe fare la formichina almeno in casa sua. Il 2-2 resta strozzato in gola con una mezza rovesciata di Bernacci al 90’ che si stampa sul corpo di Perin. Lo avrebbe meritato quel punticino il Livorno, non fosse altro che per la rabbia e orgoglio coi quali nel finale si è gettato avanti alla ricerca del pareggio.

Doppio Bovo. Sempre a rincorrere il Livorno, è il suo destino. Anche stavolta prima il gol di Bovo (31’ pt) su perfetto cross di Renzetti, poi il pareggio di Salviato di testa (41’ pt) dopo un miracolo di Perin su Paulinho, infine a inizio ripresa il bis di Bovo dopo 50 secondi. Qui però il buco della difesa del Livorno è stato clamoroso: tutti fuori posizione, quattro passaggi e quelli del Padova erano in porta. Non esiste farsi bucare in questo modo al primo minuto, vuol dire che si è entrati in campo con la lancetta della concentrazione spenta.

Quello strano 4-3-3. Non ha funzionato neanche il modulo stavolta. Col rientro di Dionisi, Madonna ha presentato un 4-3-3 puro, con Paulinho al centro, Siligardi a destra e “Dio” a sinistra. L’intenzione era quella di liberare per l’uno contro uno gli esterni, in realtà si è finiti presto in un tunnel: Paulinho troppo solo in mezzo, Siligardi troppo fuori dal gioco per fare danni nella difesa del Padova. Forse sarebbe stato meglio arretrare al centro Siligardi, avvicinando Dionisi a Paulinho: un 4-3-1-2 un po’ più compatto in attacco. Poi, sul 2-1, Madonna ha provato prima il 4-4-2 con Bigazzi e Siligardi alti, poi il “tutti avanti” mettendo dentro anche Bernacci per Salviato e retrocedendo Bigazzi a fare il terzino destro. Mossa quest’ultima che poteva rivelarsi vincente se Perin non avesse messo il corpo alla disperata sul tiro centrale di Bernacci allo scadere.

Luci e Barone. Pesantissima l’assenza del capitano. Si è visto soprattutto nella costruzione del gioco, quando c’era da prendere il pallone e far ripartire l’azione. Ecco, lì si è impantanato il 90% delle azioni del Livorno: perché Filkor ha corsa, Schiattarella ha grinta, Morosini ha aggressività, ma la qualità scarseggiava. Eppure di fronte Milanetto non era certo Rambo. In questo contesto, lascia un po’ perplessi il mancato utilizzo di Barone che sa giocare il pallone e ha i tempi dell’inserimento. Che poi il Padova avesse una rosa più ampia e un maggior tasso tecnico, questo non discute. Basta considerare che hanno tenuto in panchina Cacia e Succi...

Classifica e Calciopoli. La sconfitta del Vicenza e la vittoria dell’Ascoli lasciano il Livorno a 6 punti dalla quintultima. Ora mancano otto giornate, una infinità. E il calendario è molto complicato. Ci sarà da soffrire e tanto. Magari facendo il tifo anche per qualche bella (e meritata) mazzata per qualche squadra coinvolta in Calciopoli. E il Bari sembra esserci dentro fino al collo.

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