Gioco
Emarginato di lusso l’incredibile vita del portiere De Lucia
833 euro al giorno per non giocare e non allenarsi insieme agli altri. Lavora da solo, studia inglese e tifa Livorno in tv
LIVORNO. Tempi moderni. Dove non sembra esserci posto per la felicità e le contraddizioni del sistema sono stridenti. Nella congiunzione economica negativa c’è chi non ha uno straccio di lavoro e sta peggio di tutti. C’è chi fa i salti mortali per arrivare a fine mese e magari può cavarsela. E infine c’è il paradosso di chi vive una situazione kafkiana dove i soldi non sono un problema, ma non c’è spazio per il sorriso perché sul piano umano e professionale sta conducendo una ‘non vita’ da emarginato di lusso del calcio. E’ lo status del portiere amaranto Alfonso De Lucia, contratto con il Livorno fino al giugno del 2014, che gli frutta qualcosa come 684 euro al giorno (833 se contiamo che i calciatori vengono pagati per dieci mesi), ma ormai senza partite ufficiali da dieci mesi. L’ultima apparizione in prima squadra risale al 9 ottobre, vittoria per 4-0 sul campo dell’AlbinoLeffe con Bardi impegnato nell’Under 21, Mazzoni in porta e De Lucia in panchina. Poi, salvo un paio di partite con la Primavera, l’oblio.
La giornata tipo. De Lucia abita a Livorno. In controtendenza rispetto a molti calciatori, ha scelto di vivere la città. Qui si trova bene. La sveglia, a casa sua, suona alle nove del mattino. Colazione, poi un rapido calcolo mentale: se la squadra si allena al pomeriggio, allora il portiere di Nola va subito al centro Coni di Tirrenia per allenarsi. Accade l’opposto se la truppa lavora di mattina. Niente di personale nei confronti degli ex (?) compagni, solo un modo per evitare inutili imbarazzi. A norma di regolamento De Lucia potrebbe allenarsi con il gruppo, ma evidentemente le scelte personali spesso non vanno d’accordo con i codici. Il portiere si allena da solo. Palestra, corsa, qualche esercizio sul campo. A 28 anni suonati, sa come gestirsi e come mantenersi in condizione.
Lo studio. Un diploma di ragioniere da far fruttare il giorno in cui deciderà di appendere i guanti al chiodo. Intanto, però, De Lucia ha ripreso i libri in mano. Letture, ma non solo. Anche l’iscrizione a un corso d’inglese. A febbraio è tramontata la possibilità di un’esperienza all’estero che lo avrebbe rimesso in gioco e soprattutto tolto da questa situazione, ma la buona conoscenza di una lingua straniera, nella vita può sempre servire.
Le amicizie. Questa inattività forzata ha permesso a De Lucia di riscoprire e consolidare i veri valori della vita. L’amicizia, in primis. Quelle coltivate in tanti anni di calcio. Ma soprattutto quelle dell’infanzia, degli anni verdi di Nola. Capita spesso che Alfonso torni a casa, in famiglia a trascorrere qualche giorno lontano dall’amarezza di questa stagione calcistica inesistente, cancellata da mille incomprensioni e distanze mai colmate.
Il weekend. Quando non scende a Nola, De Lucia rimane in zona. Poche puntate fuori. Al venerdì i compagni di squadra sono in ritiro. Il sabato, una volta ogni quindici giorni, di ritorno dalla trasferta oppure in viaggio verso casa, dove si trattengono anche la domenica prima della ripresa dell’allenamento di inizio settimana. E allora la tv diventa l’unico mezzo per sentirsi ancora parte del gruppo. Già, perché il portiere non si perde alcuna partita del Livorno, la squadra dove milita dal 2007 e con cui ha collezionato oltre cento presenze e una promozione in serie A, seppur vanificata dall’immediata retrocessione.
Il futuro. Il legame con il Livorno è ormai consunto. E’ appeso al filo d’inchiostro sbiadito con cui, anni fa, De Lucia firmò il contratto con la società di Spinelli. Un autografo di valore perché alla società, tra ingaggio e contributi costa qualcosa come mezzo milione di euro l’anno. E la scadenza, come detto, è ancora lontana. Tuttavia a giugno potrebbero intervenire elementi nuovi. A novembre un tentativo del Livorno di arrivare alla rescissione del contratto cadde nel vuoto. Difficile stabilire se sarà quella la formula con cui le parti si separeranno. O se la società dovrà ‘svendere’ il giocatore e accollarsi parte dell’ingaggio pur di alleggerire il libro paga. Di sicuro siamo vicini al passo d’addio, alla soluzione di questa vicenda paradossale.
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