Il lutto
I paesi, il rigore contestato e una sfida senza fine
Marlia-Castelnuovo tra rivalità e piccoli riti: al novantesimo è 1-1
La sfida continua. Tra Folgor Marlia e Castelnuovo è finita con un pari che lascia immutata la coabitazione tra le due squadre lucchesi al vertice del girone A della Promozione. Ma la rivalità tra i due paesi, circa 6mila abitanti l’uno (in realtà Marlia è frazione di Capannori), distanti una cinquantina di chilometri, si fa più accesa. Per il primato in palio, ma anche per un finale di partita al fulmicotone.
Toni il Pelato. Sì, perché fino a mezz’ora dal fischio finale tutto lasciava presagire che sarebbe stata ancora una volta la partita di Toni il Pelato, alias Edo Micchi, 40 anni, un metro e 92, fisico come l’ex centravanti della Fiorentina, 15 gol in questo campionato, un bomber di razza che ha ballato in palcoscenici blasonati come il Rimini e la Carrarese. Ha segnato in carriera 257 gol e la sua testa pelata è come un radar: intercetta palloni che in difesa respinge, a centrocampo smista e in area incorna nella porta avversaria. Come ha fatto ieri, su punizione tirata da un compagno, sulla quale Micchi si è avventato segnando di testa il vantaggio del Castelnuovo e facendo bestemmiare l’allenatore del Marlia Alfredo Cardella (negozio di agraria, fans di Ancelotti e del 4-2-3-1 di conio zemaniano), che per mezz’ora aveva catechizzato i suoi: «Attenti, perché l’80% dei gol, arrivano da calci piazzati.
Il campo di Fanfani. Quando Micchi ha segnato le tribune del campo del Marlia, inaugurato nel 1969 dall’ex premier Amintore Fanfani, circa 300 spettatori, per un incasso di mille euro (10 euro il biglietto, ma molti erano fidanzate, figli, genitori, parenti), si sono come divise. Tra i tifosi del Castelnuovo esultanti e quelli del Marlia quasi rassegnati. Micchi è il terminale realizzativo di una squadra possente e cinica. Il Marlia invece è una compagine di giocatori più tecnici e sguscianti. Il suo Sneijder, come lo ha ribattezzato il presidente Paolo Pardini, un medico ortopedico, è Agostino Fuschetto, 29 anni, cresciuto nei ragazzi dell’Inter, che lavora in una ditta di cartongesso. Da lui sono partite le azioni più pericolose del Marlia.
Lo Sneijder della Folgor. E proprio sul finale su un’azione al limite dell’area è stato atterrato Francesco Martelloni, 32 anni, che quando giocava nel Castelnuovo, 9 anni fa, segnò un gol alla Fiorentina in C2 (fu pareggio). L’arbitro Baldi di Viareggio, arrivato al campo con la sua Punto (i fischietti in promozione ricevono un rimborso spese, si parla di 50 euro circa), non ha avuto dubbi: rigore. E Fuschetto ha segnato spiazzando il portiere e i tifosi. Divisi tra chi ha subito gridato allo scandalo («era fuori area») e chi il contrario.
Marlia e Castelnuovo sono due squadre dai molti incroci di giocatori e allenatori. «Tra noi i rapporti sono ottimi. Loro sono della Garfagnana, noi della Piana di Lucca. Due mondi diversi e lontani...», sorride Fabrizio Giovannini, 49 anni, direttore sportivo del Marlia, grande amico del collega del Castelnuovo Massimo Valiensi (i due hanno fatto il liceo scientifico insieme). Ma un rigore dubbio, un’ espulsione di un giocatore del Castelnuovo, un finale acceso, hanno surriscaldato gli animi, anche se il pari è forse giusto (il Marlia ha avuto più occasioni da gol).
Postini e operai. La grande sfida al vertice è cominciata da una settimana. Con allenamenti intensi: i giocatori delle due squadre, molti dei quali lavorano(chi fa il postino, il parrucchiere, l’operaio) si allenano ogni giorno dalle 18 fino all’ora di cena. Poi ieri, fin dall’alba, gran fermento nei bar, in piazza, nei ritrovi delle tifoserie. «Chi vince oggi ha quasi vinto il campionato», ripetono in coro nel box della società del Marlia, proprio a ridosso della rete che separa dal campo da gioco. Ci sono un po’ tutti. Il presidente, il team manger Feliciano Rovai, l’addetto alla terna arbitrale Lorenzo Masini (ogni domenica per scaramanzia rulla il campo con un trattore). Ultimi preparativi, discorsi per scacciare la tensione.
Pranzo a casa. Alle undici e un quarto pranzo dei giocatori a casa di Pio Lencioni, un dirigente: «Non ci possiamo permettere il ristorante e mangiamo in casa...», spiega Giovannini. Il Castelnuovo invece pranza al ristorante, ma il menu è uguale: pasta al pomodoro, prosciutto, insalata, un po’ di grana e crostata. Alle tredici poi tutti al campo. In un altro box - oltre a quello della società - ci sono le docce e gli spogliatoi disadorni e senza armadietti per i giocatori e le stanze per la terna arbitrale e gli allenatori. È il momento in cui i mister alla lavagna disegnano le tattiche, l’arbitro controlla che tutto sia in regola e l’altoparlante ripete ossessivo la miriade di sponsor: tabaccherie, macellerie, lavanderie, torrefazione, autotrasportatori, fornai. Ore quindici. Tutto è pronto. I giocatori in campo, i tifosi in tribuna. Fidanzate che salutano i compagni: «Ciao, amore». E i bambini: «Hai visto papà? Guarda, è quello con il pallone». C’è chi ha ascolta la radiolina. Chi beve birra, chi mangia il gelato (niente noccioline e semi di zucca). Chi insulta l’arbitro. Chi si attacca alla rete del campo e fa l’allenatore: «Sveglia. Mordigli i talloni. Tira». E ci sono le mogli dei giocatori che parlano di profumi e outlet: una partita nella partita. «Il pubblico? Sì, molti anziani, ma quest’anno che il Castelnuovo è primo ci sono anche diversi giovani», spiega il presidente Silvano Lombardi, 66 anni, carrozziere.
Quanto guadagnano. E i soldi? Una società come il Marlia, compreso la scuola per oltre duecento ragazzi, costa all’incirca 180 mila euro l’anno, spiega il presidente Pardini e quasi metà viene pagato grazie agli sponsor, come Oreste Baldassari, una ditta elettrica che da trent’anni sostiene la società. Il resto delle entrate proviene dai biglietti, dalle sagre, tombole cene a pagamento, tornei giovanili. Grosso modo lo stesso vale per il Castelnuovo. Anche se per la prima squadra spende un po’ di più, sui 100mila euro l’anno. I giocatori giovani si devono accontentare di 100-200 euro ma tra i più esperti c’è anche chi supera i 1000-1500 euro al mese. Rimborsi, non stipendi.
Tumore e poi in campo. E ora rush finale, 7 partite ancora per decidere la prima del girone. «A noi piace vincere, ma non coltiviamo sogni di gloria. Giochiamo per passione e per aiutare i giovani a crescere», spiega Pardini. Che racconta come esempio la storia di Christian Catania, livornese, parrucchiere, un tipo alla Gattuso. Nel dicembre del 2010 ha smesso di giocare. Per un tumore. Lui, il giocatore, spiega che questa era la partita che contava. «Tornare a giocare è bellissimo», dice, semplicemente. «Ora Christian è guarito ed è tornato in campo. Noi abbiamo già vinto...», conclude il suo dirigente.
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