Gioco
Ma il Livorno si vuole salvare?
Non basta trovarsi in vantaggio, la modesta Reggina ribalta il punteggio e intasca i 3 punti
REGGIO CALABRIA. Ricardo Josè Montiel a ottobre era salito sull’aereo, partenza da Reggio Calabria e arrivo in Kazakistan. Un tentativo disperato: quelli dell’Astana lo avevano chiamato per un provino, lui nella Reggina non toccava campo e allora accettò. Con risultati disastrosi. Dopo una settimana pure quelli dell’Astana lo rimandarono indietro, «grazie ma non è all’altezza». E così la Reggina, suo malgrado, fu costretta il 3 gennaio a reinserire nella rosa questo trequartista paraguaiano triste di Itaugua, uno dei pochi errori dell’Udinese quando decise di portarlo in Italia.
Accidenti all’Astana. Ieri la lista degli infortunati era talmente lunga che Gregucci l’ha portato in panchina e addirittura l’ha messo in campo (tra gli sberleffi della tribuna) dopo poco meno di un quarto d’ora della ripresa. E come ti va a finire? Che questo Montiel trova un gol allucinante, un destro da 30 metri su punizione che ha battuto Bardi e condannato il Livorno. Insomma, uno di quei fenomeni paranormali che si svegliano nel giorno sbagliato. Anche se per la verità il Livorno ci ha messo molto del suo in questa sconfitta di fronte a una Reggina modesta, piena zeppa di infortunati e anche un po’ depressa, in sintonia con la tifoseria (296 paganti, stadio praticamente vuoto, con Foti contestato).
In un contesto del genere, il Livorno aveva anche trovato la rete del vantaggio con Paulinho al 22’ del primo tempo, ma ha sperperato questo tesoro con una partita ingenua. Il pari di Viola (errore di Sini) e il gol vittoria di Montiel hanno finito per esaltare questi difetti, anche se il Livorno avrebbe ampiamente meritato il pareggio. Ed è questo che lascia ancora più amaro in bocca: sarebbe bastato poco, pochissimo per portarsi a casa un punto che valeva oro in un sabato nel quale in coda ci sono state diverse accelerazioni.
Peccato perché nel primo tempo la partita poteva essere uccisa, o comunque portata avanti con un vantaggio d’oro. Dopo uno spavento su colpo di testa di Viola, il Livorno infatti ha colpito con uno splendido colpo di testa di Paulinho, bravo ad anticipare Freddi su cross preciso di Salviato. E lì, sinceramente, ci siamo illusi che il Livorno avesse la partita in pugno perchè la Reggina si è disunita, lasciando crateri davanti alla difesa. Poi, per assurdo, l’infortunio di Freddi e il passaggio dal 3-5-2 al 4-4-2 ha ricompattato la squadra di Gregucci, che dietro sembrava davvero imbarazzante.
Il gol però è stato il classico episodio dalla doppia faccia: bravo Alessio Viola a incrociare al volo il pallone con un tocco felpato, molto ingenuo Sini che ha dato un metro all’uomo lasciandogli lo spazio per calciare. Ma già all’intervallo i rimpianti erano grandi, perché con più sostanza e un po’ meno di leziosità nelle ripartenze, la Reggina poteva essere affondata. Una splendida idea che è rimasta fantasia anche nella ripresa. Siligardi ha continuato a restare ai margini senza mai trovare la giocata (un po’ come Dionisi), Belingheri col passare dei minuti si è spento, Paulinho si sbatteva ma senza ricevere grandi palloni, e non è un caso che le occasioni più ghiotte per tornare in vantaggio siano finite sulla testa di Fini (colpo troppo soft) e sui piedi di Luci (un destro senza mira). Dalla possibile vittoria, siamo addirittura passati alla sconfitta con questo gol di Montiel. Difficile capire se Bardi potesse fare meglio, ma a questo punto poco importa. Nel finale Madonna ha provato a cambiare in mezzo al campo inserendo Morosini e Schiattarella, ma il Livorno ormai era appiattito. Le uniche buone notizie così negli ultimi minuti sono arrivati dagli altri campi, con il patatrac clamoroso dell’AlbinoLeffe (da 2-0 a 2-3) e con il 3-3 di Gubbio-Crotone. La salvezza passa anche dalle sconfitte altrui. Sarà pure poco sportivo ma tanto è così.
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