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«Difendete insieme la “mia” serie B»

«Difendete insieme la “mia” serie B»

Il messaggio di Osvaldo Jaconi ai livornesi. «Spinelli? Di questi tempi tenetevelo»

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LIVORNO. Jaconi come valuta la spaccatura tra i tifosi del Livorno?

«Non mi meraviglia. E penso che entrambe le parti abbiano ragione. Chi vuole cambiare perché sostiene che il ciclo Spinelli è finito e chi vuole tenersi stretto il presidente ha le sue buone ragioni. E' un problema di ambizioni e certezze. Ma non dimenticate mai quanta fatica abbiamo fatto per conquistare la serie B: adesso difendetela col cuore».

Come se ne esce?

«Con l'attuale crisi econonica è bene che Spinelli resti. Io sono per chi consente ai livornesi di andare ogni settimana allo stadio. Altrimenti chi viene, mia nonna? Però bisognerebbe che il presidente investisse per coltivare qualche sogno. Per capire che cosa può succedere bisogna vedere quali sono i programmi per l'anno venturo».

Il presidente ha dichiarato di voler puntare sui giovani con un monte ingaggi contenuto...

«Questo lo dicono tutti i dirigenti di calcio. Però servono ragazzi di qualità. Guardate il Sassuolo. Con una squadra frizzante è vicino alla serie A».

Il Livorno invece è in sofferenza...

«Il Livorno è a metà strada, ma piuttosto che un fallimento… La serie A è vicina, una sola categoria, un passo. Ma anche la serie C lo è. E bisogna fare attenzione. Perché la Prima Divisione di oggi non è mica come la C1 di dieci anni fa dove c'erano fior di giocatori. Adesso in Lega Pro ci sono società in pieno dissesto e tanti giovani e non tutti di qualità. E' opportuno evitare di cadere all'indietro».

Spalti vuoti, cuori tiepidi. Manca il senso di appartenenza dei suoi tempi. Come ricostruirlo?

«In effetti vi avevamo abituato male. Con il dialogo, con il confronto. Nello spogliatoio si deve parlare di tutto. Non solo di calcio, ma anche delle questioni della città. Bisogna riscoprire la livornesità. Voi solo per il fatto di essere livornesi avete un valore aggiunto. E servono uomini veri. Io ne avevo in squadra. Di Carlo, Vanigli, Gelsi, Piovani. E soprattutto Protti. Igor è uno che il senso di appartenenza te lo insegna senza parlare. Quando parlai con lui la prima volta gli dissi che non mi era piaciuta la sua reazione nel derby con il Pisa. Ricordate? Prese dieci giornate di squalifica. Igor mi rispose che in quel momento in cui si sentiva derubato, per lui il calcio era finito. Io capii. A un uomo così puoi dire: non farlo più. Ma un attimo dopo pensi: caspita, questo per la maglia del Livorno si farebbe ammazzare. Ecco. Di uomini così in squadra ne vorrei undici».

Fabrizio Pucci

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di Redazione web