Gioco
Lucca cala il poker nel giorno della festa
Doppiette di Granito e di un super Fedato per affossare l’Albinia davanti a mille tifosi che celebrano la promozione in D
LUCCA. Trascinata da un Fedato stellare l’Fc Lucca nel giorno della festa promozione cala il poker al cospetto di un Albinia generoso quanto sfortunato e che non meritava di perdere con quattro reti di scarto. Un migliaio di tifosi con bandiere e vessilli rossoneri salutano la squadra di Giacomo Lazzini, dominatrice assoluta del campionato di Eccellenza (23 i punti che la separano dal Pisa Sporting Club, secondo in classifica), e si riconciliano con il calcio quando fa il suo ingresso in campo Corrado Orrico, l’Omone di Volpara, recordman nel Dopoguerra di presenze in panchina (163 in campionato) e autentica icona da queste parti grazie all’ultima promozione in B (1989-90), alla vittoria nello stesso anno di una Coppa Italia di C e a partite memorabili con un gioco che entusiasmava il pubblico. In ricordo di quel periodo straordinario i nuovi dirigenti dell’Fc Lucca gli consegnano una targa prima del fischio d’inizio (posticipato alle 15,30) infiammando il popolo rossonero che scandisce slogan in suo onore come se il tempo non si fosse mai fermato. Una testimonianza d’amore toccante che commuove anche un condottiero di mille battaglie come Orrico che, alla stregua di un navigato attore teatrale, saluta la sua gente e poi va a sedersi in tribuna vip accanto ai suoi ex calciatori Bruno Russo (l’artefice principale di questa squadra d record) e Gabriele Baraldi.
Le premesse per una domenica indimenticabile ci sono tutte, ma i rossoneri non fanno i conti con l’Albinia. La formazione maremmana (il cui responsabile del settore giovanile è un altro grande ex rossonero, Luciano Fusini, presente in tribuna) ha un bisogno disperato di punti e nonostante assenze importanti (Franchi, Gagliardini, Mecarozzi, Gentili, l’ex Stefani e Biliotti ormai fuori rosa) sin dal fischio d’inizio si getta in avanti a testa bassa. I primi venti minuti sono degli ospiti con Khouribec tarantolato che impegna Casapieri in una difficile deviazione in corner, costringe Tosto a un fallo da tergo che poteva costargli il rosso diretto e su assist di Saloni arriva in ritardo sulla palla consentendo al portiere rossonero di rimediare in uscita poco fuori dall’area piccola. A dare una mano ai padroni di casa ci pensa l’arbitro, decisamente incerto, che concede un penalty generoso per un presunto fallo di Toninelli sull’evergreen Francesconi che lascia l’incombenza del tiro dal dischetto a Granito. Palla a sinistra, portiere a destra. L’Albinia non ci sta e insiste in avanti. Khouribec è sempre in agguato e all’ultimo minuto del primo tempo Angeli lo mette giù in area. Rigore? Non per l’arbitro che fa proseguire. Nella ripresa c’è l’ultimo sussulto dei maremmani con Bifini che si mangia un gol a tu per tu con il portiere per un alleggerimento sbagliato del neo entrato Espeche.
Da quel momento in poi sale in cattedra Fedato, 20 anni ancora da compiere di classe cristallina. Driblling ubriacanti, progressione spaventosa e numeri d’alta scuola. Come quello con cui timbra il 2-0. Cross dalla destra e lui, sinistro naturale, dentro l’area di rigore calcia al volo con il destro con la sfera che gonfia la rete dalla parte opposta a quella dov’è piazzato Scognamiglio. Orrico in tribuna strabuzza gli occhi, Lazzini in panchina sorride felice. Ma lo show dell’esterno veneto non finisce. Prima con un paio di finte arriva sul fondo e confeziona un assist al centro che Granito può soltanto concludere in rete, poi va a rubar palla a Sgherri in fase di disimpegno, salta il portiere e infila il quarto gol. Una punizione troppo pesante per gli ospiti che, con il morale a pezzi, rischiano di prendere un’altra mazzata con nonno Francesconi neutralizzato per due volte dal portiere maremmano.
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