Gioco
Trasformiamo il Picchi nel bunker di Jaconi-Protti
Un passato da fortino, ma nelle ultime tre stagioni le cifre sono da dimenticare: su 54 partite casalinghe, gli amaranto hanno conquistato appena 16 vittorie
LIVORNO. C'era una volta un bunker chiamato “Armando Picchi”. Era un fortino pressoché inespugnabile. Erano i tempi in cui in panchina c'era Osvaldo Jaconi e in campo uno squadrone di uomini veri, degni seguaci del loro uomo simbolo: Igor Protti.
In due stagioni di serie C (dal 2000 al 2002) quell'invincibile armata all'Ardenza vinse 25 partite sulle 34 disputate sul prato di casa. Furono otto i pareggi. Una sola la sconfitta: il 7 aprile 2002 con lo Spezia che comunque a fine anno sarebbe arrivato dietro ai nostri. Cifre record nel 2000/01: 17 gare con 14 successi e 3 pareggi con una striscia (tra settembre e marzo) di 11 vittorie di fila. Favole da raccontare alla generazione dei tifosi di oggi. Già. Perché negli ultimi tre campionati le mura del “fu bunker” sono diventate di cartapesta. E il nostro glorioso stadio è diventato terra di conquista. Dalla stagione 2009/10 (l'ultima che ha visto le maglie amaranto in serie A) a quella attuale sono più le volte in cui siamo tornati a casa con il nervoso di quelle che ci hanno visto sorridere. E il guaio è che il trend è negativo: siamo andati sempre peggiorando. Dal 23 agosto 2009 (Livorno-Cagliari 0-0) al 18 febbraio 2012 (sconfitta casalinga con il Bari) i nostri hanno giocato in casa 54 volte. Solo in sedici occasioni a fine partita c'è stato il proverbiale tuffo sotto la curva nord. Poi altrettanti pareggi e 22 sconfitte che hanno un'incidenza del 40% abbondante. Una tristezza infinita. Furono nove gli scivoloni nel 2009/10. Sei in B l'anno scorso e sono già sette in questo campionato da tre miseri successi conquistati con cadenza bimestrale: 3-0 alla Juve Stabia il 17 settembre, 3-1 al Pescara il 5 novembre e 2-1 al Crotone il 14 gennaio). Per il resto solo tanto fiele.
Difficile stabilire le cause di ripetuti flop tra le mura domestiche. Ai tempi della serie A la squadra era debole per cui ecco spiegate le figuracce. Tra i cadetti, però, la situazione è di difficile lettura. C'è una spiegazione tattica: il Livorno è una squadra di contropiedisti che si trova meglio quando gioca in trasferta. E forse anche una psicologica. Di sicuro non può passare inosservato il primo fattore: quello del tifo. Prima chi veniva a giocare qui aveva perso prima di scendere in campo per via dell'ambiente infernale. Adesso il green dell'Ardenza sembra il panno del Subbuteo. Tutto molto soft e sereno. Sì, perché le continue sconfitte e delusioni allontanano i tifosi dagli spalti. Ed ecco che siamo entrati in un circolo vizioso che oggi dobbiamo provare a spezzare sul campo. E magari domani al calcio mercato cercando di costruire squadre schiacciasassi come ai tempi del Vodz e di re Igor.
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