Gioco
«Salvo il Livorno e sogno di restare»
La dichiarazione d’amore di Federico Dionisi. «Qui ho avuto affetto, per questo non chiederò mai di essere ceduto»
LIVORNO. Il destino in una data. Federico Dionisi, 25 anni prima di ritagliarsi un ruolo da protagonista nel calcio che conta ha conosciuto la vita dura delle categorie inferiori: serie D a Monterotondo e poi i primi approcci con il professionismo al Celano, in C2. E proprio con la maglia degli abruzzesi, segnò il suo primo gol tra i 'prof', sul campo del Rende. Era il 22 aprile 2007. Esattamente 28 anni dopo la storica rete di Vitulano in casa del Pisa. Insomma, con questo presupposto, il futuro di 'Dio' non poteva che essere qui.
Gli inizi. Campi con l'alopecia, dilettanti, una tonnara per un 'bimbo' di sedici anni. Eppure qualcuno lo nota. Nel 2004 lo prende il Messina, ma è gloria effimera. Una stagione ai margini, poi il ritorno a Monterotondo. E la svolta quando arriva il trasferimento al Celano: «Lì - confida Chico - ho conosciuto l'allenatore che mi ha fatto crescere come giocatore e come uomo. La sua filosofia calcistica è vicina a quella di Zeman e questo mi ha aiutato molto. Di chi si tratta?: Luciano Modica». Già, una nostra vecchia conoscenza. Nel '94 un suo rigore in maglia Acireale fece perdere lo spareggio salvezza in B al Pisa. Un altro segnale che porta Dionisi a Livorno. Evento che si verifica nel 2009: «Quell'estate ho toccato il cielo con un dito. Indimenticabile». Il resto è storia recente. Il ragazzo di Rieti è uno dei simboli della nostra squadra.
Cuore amaranto. Con il Livorno è stato amore a prima vista: «Quando arrivai capiii subito che ero arrivato nel posto giusto perché il mio modo di interpretare il calcio è molto simile a quello dei livornesi. Credo di avere un pregio: quello di non risparmiarmi mai in campo. Do sempre il massimo, il 100% e forse anche di più. Già che ci sono dico anche qual è il mio difetto: non sono esattamente cinico sotto porta. E questo non è positivo in un periodo come questo in cui subiamo sempre gol e quindi per vincere bisogna segnarne uno più degli altri».
Capitano, mio capitano. Nel finale della partita di Empoli, dopo l'uscita di Luci, Dionisi ha indossato per la prima volta la fascia: «Una grande gioia perché sono attaccato a questa maglia e alla tifoseria. Sono stato orgoglioso di rappresentare il Livorno e questo gruppo di bravi ragazzi che vuole regalare qualche successo casalingo ai nostri sostenitori. È incredibile, da quando sono qui facciamo una fatica enorme all'Ardenza. Ecco. Questo è il mio cruccio. E non trovo una spiegazione logica a questa situazione spiacevole. Credo si tratti di un problema di testa».
Gennaio bollente. Mentre la città stava per finire sotto la neve, Dionisi era al centro di una trattativa caldissima con il Padova. Chico spiega la sua posizione: «Non ho mai parlato in quei giorni. MI sono rimesso alle decisioni della società perché certe situazioni vengono gestite al di sopra della testa dei giocatori. In quel periodo ho pensato solo ad allenarmi. Però quando il mercato si è chiuso e sono rimasto qui sono stato felicissimo«.
Il futuro. Il domani di Chico è scritto su un contratto che lo lega al Livorno fino al 30 giugno 2014. Il futuro prossimo invece si chiama Albinoleffe: «Impegno complicato perché loro sono una squadra nel vero senso della parola. Magari non hanno fuoriclasse, ma il gruppo e il gioco d'assieme li rende pericolosi. Dovremo fare attenzione perché si tratta di una partita fondamentale per il nostro campionato».
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