Gioco
«Siamo una squadra col braccino»
Belingheri: ci facciamo sempre fregare. Filkor: cosa mi sono mangiato...
EMPOLI
Poteva essere l'uomo del match. Con dedica già pronta per la moglie, in dolce attesa. La dedica arriva lo stesso, i tre punti invece svaniscono come il fumo di uno scooter. La definizione di Luca Belingheri non fa una grinza.
«Una beffa. Non trovo altre parole per descrivere questo pareggio. Quasi una maledizione. Non riusciamo mai a uscire dal campo senza subire gol, eppure stavolta l'Empoli non si era mai reso pericoloso a parte un paio di contropiedi nel primo tempo. Dispiace perché c'è sempre la sensazione che questa squadra abbia il braccino corto, non sappia mai prendere il massimo dalle situazioni».
Detto un po' in modo crudo, ma è difficile dare torto a Belingheri. Forse è nel Dna di questa squadra l'incapacità di chiudere le partite, di semplificarsi la vita, anche se sotto il profilo dell'impegno stavolta non c'è niente da imputare a questi ragazzi. «Ma credo che anche a livello tattico - spiega - la partita ce l'eravamo giocata nel modo migliore. Il centrocampo a tre aveva imbottigliato l'Empoli, loro non si sono mai resi pericolosi. Non è un caso che alla fine Bardi sia stato battuto su una palla inattiva e non su azione. Questo ovviamente fa aumentare i rimpianti».
Una curiosità. Ma perché la squadra era andata di corsa a prendere il pallone nella rete dopo l'1-0? Belingheri rivela: "Era stato deciso coi compagni. Dovevano portarmi la palla per metterla sotto la maglia, come fosse un pancione, per dedicarlo al bambino che sto aspettando. Moro non sapeva di questa cosa, ha preso lui la palla, e alla fine è venuto anche a scusarsi».
A proposito di scuse. Attila Filkor è ancora lì che si mangia le mani, le braccia e qualcos'altro per il gol fallito nel secondo tempo. La discesa di Dionisi sul fondo, l'assist perfetto per Attila e poi... «e poi ho sbagliato la posizione del corpo. Sono andato a tirare col corpo indietro e la palla è andata alta. Mi dispiace, era la grande occasione per chiudere la partita. Corro sempre tanto, cerco di dare l'anima e non sempre riesco ad arrivare lucido sotto porta. Se penso a dove saremmo adesso in classifica con questi tre punti...». (al.ber.)
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