Gioco
Due disabili, una corsa Spot contro la sclerosi
Fabrizio Vignali, apuano, domenica sarà alla mezzamaratona di Fucecchio Taglierà il traguardo portando in braccio un’amica che ha la sua stessa malattia
Camminava e sbandava. Capì subito che qualcosa non andava. Fece i primi esami, poi il viaggio a Milano, al San Raffaele. Il ricovero, le analisi, la sentenza: sclerosi multipla. Aveva 40 anni, Fabrizio Vignali, quando ebbe la certezza della sua malattia. «Una bella mazzata - racconta - che lì per lì mi lasciò senza fiato. Poi uno pensa e dice: mi lascio andare o combatto? Meglio la seconda soluzione». E iniziò la storia di un “campione speciale”che tornò ad una vecchia passione della gioventù, fare sport, soprattutto andare di corsa. Muoversi, gettarsi nella mischia, non tirarsi indietro. Lottare contro la “brutta bestia” che «prima o poi vincerà ma che posso tenere a debita distanza, almeno per un po’, forse per parecchio tempo».
Il messaggio. Già da sei anni Vignali lotta e tiene la “brutta bestia” a distanza . Con il supporto di un’equipe medica del San Raffaele, di un farmaco, l’interferone e grazie a una grandissima volontà. «Mi alleno per 3-4 giorni alla settimana - precisa -, non meno di due ore ogni volta che infilo le scarpette ai piedi o salgo su una bici. Sono arrivati anche tanti risultati, maratone vinte, mezzemaratone, titoli europei e mondiali paralimpici di duathlon. Ma i risultati contano fino ad un certo punto. Il messaggio che voglio mandare a tutte le persone che hanno il mio stesso problema è molto semplice: muovetevi, non state fermi in casa o in poltrona. Camminate, se potete correte, ma in particolare non diventate pigri».
Con Josephine. Domenica Vignali, apuano doc (nato a Massa ora abita a Carrara), andrà a fare la mezzamaratona di Fucecchio dove ha già trionfato. Sarà la settima edizione, la terza per lui. Previsti 1.500 partenti con un concorrente speciale alla fine. Vignali racconta: «Si tratta di Josephine Marin. Ha 38 anni, vive ad Agliana. Ci siamo conosciuti un paio di anni fa ad un incontro dell’Aism, l’associazione italiana sclerosi multipla. L’ho invitata io a Fucecchio. Anche lei ha la mia stessa malattia. Cammineremo uno accanto all’altra nell’ultimo tratto. Cento, duecento metri, non so. Poi la prenderò in braccio e taglieremo insieme il traguardo. Tutto questo per dirle che bisogna andare avanti, combattere, non perdersi d’animo».
Lambruschini coach. A fare il tifo per loro ci sarà anche Alessandro Lambruschini, ex campione dei 3.00 siepi, con l’europeo di Helsinki 1994 e il bronzo alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Lambruschini è un amico di vecchia data di Vignali. Insieme gareggiavano nella nazionale delle forze armate. «Eravamo due guerrieri - ricorda Vignali - per questo da allora non ci siamo più separati. La nostra è sempre stata un’amicizia vera. Quando poi Alessandro ha saputo della malattia e della mia decisione di tornare a correre ha cominciato a seguirmi, a darmi consigli, a farmi da allenatore. Lui è di Fucecchio, figurarsi se potevo mancare a questo appuntamento. Non solo. Va dicendo in giro che 21 chilometri per me non sono un problema, che potrei essere un osso duro per tutti, ma non sarà così. Tirerò poco anche perché stavolta c’è da pensare a Josephine. Ma i miei obiettivi sportivi sono altri».
Il mondiale. È già stato selezionato per la nazionale azzurra paralimpica in vista dei mondiali di triathlon del 22 settembre a Nancy, in Francia. Il sogno nel cassetto? I Giochi olimpici di Rio de Janeiro, 2016: «Sarebbe bello, chissà se ce la farò. Allora avrò cinquant’anni. Una cosa è certa: io non mollo. Se esiste una sola opportunità di arrivarci, state certi che non mi tirerò indietro».
Forza d’animo. I risultati conseguiti, davvero straordinari e sorprendenti anche per i medici, sono la diretta conseguenza di un’incredibile forza d’animo, sotto la spinta del figlio Matteo. Vignali non ha altre spiegazioni. Intanto è diventato un personaggio finendo sulle copertine di due riviste di medicina: Teva e Ulisse. «Il primo a stupirsi - conclude - sono io. Anche se una logica in tutto quello che faccio c’è: non arrestarsi perché il movimento è fondamentale per chi ha la sclerosi. Il mio motto è sempre lo stesso: chi si ferma è perduto». Avanti tutta, dunque, a cominciare da Fucecchio.
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