Il Tirreno

Livorno

Miglionico, il cuore è sempre qua «La gente stanca dei tira e molla»

di Fabrizio Pucci

L’uruguagio a Lecce ha ritrovato la fiducia ma a fine stagione tornerà in Sudamerica. «In tv vedo sempre il Livorno, e soffro. La batteria dei difensori è valida, l’entusiasmo può tornare coi risultati»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO

Baci, abbracci e pacche sulle spalle. Al Centro Coni è il giorno dell'amarcord. A salutare i vecchi compagni di squadra, infatti c'è Leonardo Martin Miglionico, l'ex ministro della difesa amaranto che da meno di un mese ha trasferito il dicastero a Lecce con ottimo profitto.

Martin, partiamo proprio dalla stretta attualità: l'esperienza nel Salento sta procedendo alla grande.

«Sì. Ho ritrovato la serie A che avevo perso a Livorno per l'infortunio e la retrocessione. A Lecce ho ritrovato Cosmi che mi ha dato fiducia. L'ambiente è ottimo. La tifoseria è appassionata e la società seria. Speriamo di fare l'impresa e completare una rimonta che qualche settimana fa sembrava impossibile. E' una sfida che voglio vincere prima di tornare in Sudamerica».

Quindi il contratto che ti lega ai giallorossi non è di sei mesi più un anno in caso di salvezza?

«Il contratto è un po' complicato. In ogni caso a luglio torno a casa. Lo avrei fatto anche se fossi rimasto a Livorno».

Adesso parliamo del 'tuo' Livorno. A novembre in una intervista rilasciata al nostro giornale dicesti che saresti rimasto fino a giugno. Che cosa è successo da allora?

«In effetti volevo rimanere fino a scadenza di contratto. Ma le decisioni devono essere prese da entrambe le parti. Ricordo quando il presidente Spinelli dichiarò ufficialmente che se mi fossi trovato una squadra sarei stato libero di andare. Sai. Quando ti spingono a cambiare aria all'inizio ci resti male, poi la storia inizia a dar fastidio e allora meglio fare altre scelte».

C'è chi sostiene che fossi prigioniero di un ingaggio elevato anche se da percepire per soli sei mesi..

«Può darsi, ma non conosco gli stipendi dei miei ex compagni di squadra per cui non posso esprimermi».

Riesci a seguire il Livorno?

«Quando giochiamo in casa, sempre. Mi sistemo davanti alla tv e faccio il tifo. E soffro. Però ho visto gli amaranto vincere a Castellammare e disputare una grande partita. Spero che la squadra riesca a salvarsi quanto prima per pianificare la prossima stagione che deve essere migliore di questa».

Il Livorno subisce ininterrottamente gol dal 15 ottobre. Prima la difesa era formata da te, Perticone e Knezevic e ce la invidiava mezza serie A. Adesso tu e Romano siete altrove. E si soffre..

«Guarda che anche quando c'eravamo io e Romano i gol si prendevano. Adesso c'è tutta una serie di buonissimi giocatori: Bernardini, Lambrughi, Salviato. E poi c'è pure Meola che sta dimostrando di poterci stare alla grande. La batteria di difensori è valida. Si tratta di ragazzi giovani che per via della loro età incappano in qualche errore in più. Inoltre hanno bisogno, anzi, devono abituarsi a giocare insieme. Sì. Devono conoscersi a fondo. Sono convinto che adesso i meccanismi sono collaudati e vedrete che anche la difesa vedrà impennare il suo rendimento. L'importante è non colpevolizzarli».

Martin, a Livorno hai vissuto momenti indimenticabili: la promozione in serie A con lo stadio pieno. Adesso quando gli amaranto giocano in casa il colpo d'occhio è deprimente. Secondo te perché c'è questo scollamento tra squadra e tifosi?

«Credo che la gente di Livorno si sia stancata dei soliti discorsi. Nei tre anni e mezzo in cui sono stato lì ogni anno a gennaio Spinelli ha sempre annunciato di voler vendere. Alla lunga i tifosi si sono stufati di questo tira e molla».

E allora com’è possibile far rifiorire l'entusiasmo?

«Con i risultati, è l'unico modo. Ricordate? L'anno della promozione quando partimmo non c'era mica lo stadio pieno ogni settimana. Anzi. Poi piano piano con i successi, i risultati e le prestazioni la gente tornò a sostenerci in massa».

Quest'anno hai vissuto tutta la gestione Novellino e la fase iniziale di quella di Madonna. Differenze?

«Di Madonna avevo ottime referenza da amici di Piacenza. E quando l'ho conosciuto, in effetti, la realtà corrispondeva perfettamente alla descrizione che mi avevano fatto di lui. E' un tecnico preparato, fa giocare bene la squadra e infonde tranquillità. Con Walter io ho avuto un ottimo rapporto. E' un uomo impulsivo, un grande motivatore. Ha avuto molta sfortuna. Ha perso molte partite che avrebbe meritato come minimo di pareggiare. Ho un grande ricordo di lui».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web