Il Tirreno

Livorno

martina corsini

LIVORNO «I primi cinque minuti sono fondamentali. Sono quelli in cui spesso ti giochi tutto, nel senso che se fai una buona impressione allora chi è lì con te sul campo tende a valorizzarti molto, se...

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO

«I primi cinque minuti sono fondamentali. Sono quelli in cui spesso ti giochi tutto, nel senso che se fai una buona impressione allora chi è lì con te sul campo tende a valorizzarti molto, se invece compi qualche errore ti condannano subito, cominciano a pensare che sei fuori posto. Non c'è via di mezzo. Spesso di un arbitro maschio si sente dire che ha arbitrato in modo "normale". Di un arbitro donna mai: o sei un fenomeno o sei una schiappa. I pregiudizi sono difficili da vincere. Eppure in campo io mi sento comunque forte. So che ci sono questi ostacoli da superare, ma non mi spaventano».

Martina Corsini ha 23 anni. E' l'altro arbitro in rosa della sezione AIA di Livorno. Ha studiato Comunicazione Pubblica e nella vita quotidiana si occupa di risorse umane, ma dal 2005 calca i campi toscani, attualmente confrontandosi spesso con le categorie Eccellenza e Promozione con il ruolo di assistente di gara. Anche lei in questi anni ne ha viste molte: «Ricordo in particolare una partita di Prima Categoria a Chianciano Terme. Alla fine il Maresciallo dei Carabinieri mi dovette scortare fino all'auto. Lo dissero anche a una radio locale e a sera i miei colleghi mi telefonarono per sapere come era andata».

Ma sicuramente, in questa carriera già così lunga, prevalgono i bei ricordi: «Penso ancora al giorno del mio esordio. Fu al campo "Busoni" di Antignano, in un giorno di pioggia. Fino all'ora di pranzo restai alla finestra a guardare le gocce cadere, pensando che il tempo mi avrebbe rovinato quella prima partita, che sarei dovuta scendere in campo solo per verificare che il pallone non rimbalzava. Invece il campo era praticabile e la partita si giocò».

Anche Martina, prima di salire di categoria, ha potuto farsi le ossa nelle categorie minori, nelle quali ancora oggi non di rado arbitra: «A Livorno categorie come la seconda e la terza sono davvero palestre impegnative per farsi le ossa. Non posso dire che sia un'esperienza sempre divertente, ma indubbiamente utile. Credo che effettivamente, a parità di categoria, arbitrare il calcio minore possa essere più impegnativo nella nostra città che in altre».

A infondere molta motivazione c'è indubbiamente anche la vita di sezione: «La nostra sezione è per me una sorta di seconda famiglia. Ci vediamo spesso non solo per i raduni o per gli allenamenti, ma anche per trascorrere insieme momenti diversi della nostra vita». Prima di tornare in campo, per fischiare un altro inizio.(a.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca