MARIA SOLE CAPUTI
LIVORNO Maria Sole ha fischiato per la prima volta l'inizio di una gara di calcio cinque anni fa. E' il 2007, il campo è quello di Banditella, la categoria è quella degli Esordienti: «E' stato il mio...
LIVORNO
Maria Sole ha fischiato per la prima volta l'inizio di una gara di calcio cinque anni fa. E' il 2007, il campo è quello di Banditella, la categoria è quella degli Esordienti: «E' stato il mio esordio, dovetti espellere uno dei portieri per un fallo da ultimo uomo. I miei genitori, che erano in tribuna ad assistere alla gara, mi dissero che la madre del ragazzo si agitò molto e che minacciava di aspettarmi fuori dal recinto a fine partita. Ma fortunatamente fini lì». Maria Sole Caputi oggi ha 21 anni ed è il più giovane arbitro femmina della sezione AIA di Livorno, nella quale il presidente Alessio Simola, insieme ai suoi collaboratori e a tutto il Consiglio Direttivo, si è dato molto da fare per costruire un gruppo giovane e motivato, sensibilmente diverso dagli standard arbitrali che caratterizzavano il calcio dilettantistico livornese degli anni ottanta e novanta. Maria Sole studia Scienze Politiche e tutte le domeniche si sposta in giro per la Toscana per arbitrare in Eccellenza e Promozione: «Se non avessi questo impegno, forse la domenica mi annoierei (ndr. ride). A parte gli scherzi, è un impegno per cui non sento sacrificio. Ho iniziato ad arbitrare perché, dopo aver smesso con il tennis, cercavo uno sport che mi piacesse. Un giorno trovai un volantino che parlava di un corso per arbitri. Iniziai insieme a un gruppo di amiche, ma poi solo io l'ho portato a termine. Così ho continuato, anche perché, pur non avendo mai giocato a calcio, ho sempre avuto una passione per questo sport».
Prima di arrivare in Eccellenza Maria Sole ha dovuto attraversare il guado delle categorie inferiori, quelle dove maggiori sono le passioni e minori sono le formalità, quelle in cui le partite vengono sentite visceralmente: "Mi è capitato, come è normale, che un paio di volte qualche dirigente a fine partita mi minacciasse, ma niente di più. Certo la differenza si avverte salendo di categoria, si percepisce quanto la professionalità cresca". Ci si chiede spesso cosa pensano uomini di trent'anni quando, una volta che la porta dello spogliatoio si apre per la "chiama", si trovano davanti una ragazza di dieci anni più piccola in tenuta da arbitro: "Cerco sempre di pormi nella maniera più giusta. Credo che l'arbitro migliore sia quello che non si fa notare. So che calcio è ancora molto maschio, e alcuni giocatori sono per principio scettici sulle tue scelte perché pensano di conoscere meglio le regole. Ma dura poco, perché in linea di massima dopo il fischio di inizio i calciatori non pensano più al fatto che l'arbitro sia uomo o donna, pensano a vincere».(a.t.)
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