Il Tirreno

Livorno

Dionisi segna e sogna «Vorrei diventare un vostro simbolo»

di Fabrizio Pucci
Dionisi segna e sogna «Vorrei diventare un vostro simbolo»

Mai una richiesta, mai una parola per essere ceduto «I tifosi mi hanno sempre sostenuto, qui sto d’incanto»

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LIVORNO

Due settimane fa aveva la valigia in mano e in tasca un biglietto di sola andata per Padova. Oggi, invece, Federico Dionisi è ancora il trascinatore del Livorno. Per fortuna Daniele Vantaggiato, il giocatore individuato come contropartita tecnica nello scambio con i Veneti, ha sparato alto al momento di accordarsi sull'ingaggio con il Livorno e la trattativa è saltata. E lui, il bomber nato a Rieti quattro giorni prima che capitan Maurizio Manetti alzasse la Coppa Italia di serie C, nel giugno del 1987, ha subito ripagato i tifosi con due reti bellissime e pesanti che hanno portato in dote quattro punti buoni per allontanarsi dalle sabbie mobili. Aggiornato il suo tabellino: 21 presenze e nove reti, una in meno di quelle segnate l'anno scorso in tutto il campionato. Sono 62 i gettoni amaranto con diciannove esultanze. 'Chicco' c'è. Sempre. Come gli amici veri. Che si giochi all'ora di pranzo o a quella della cena, lui non tradisce mai: «In effetti - attacca - me la sono cavata anche nell'orario insolito di mezzogiorno e mezzo. E' stato noioso mangiare la pasta alle nove e mezzo di mattina. Ma quando sono sceso in campo ero bello sveglio, come del resto i miei compagni, perché bei primi venti minuti abbiamo preso a pallonate il Viicenza. Peccato non aver vinto».

Federico, appena finito il mercato hai cominciato a segnare. A Castellammare e con il Vicenza hai timbrato il cartellino.

«Sì, ma credo che sia un caso. Sono felice perché quei due gol sono stati davvero belli e importanti. Mi dispiace solo che con il Vicenza non sia arrivata la vittoria, tuttavia anche il pari è utile perché i biancorossi sono rimasti dietro di noi in classifica. Quello è un punto che va capitalizzato subito nel prossimo impegno casalingo con il Bari».

Torniamo a parlare del tuo strano mese di gennaio, trascorso tra voci messe in giro ad arte e trattative vere. Come hai vissuto quel periodo?

«Guarda, ad essere sincero sono sempre stato sereno. Sono sempre stato concentrato sul Livorno, sugli allenamenti quotidiani e le partite. La situazione è stata gestita bene. Mi sono isolato dal contesto e ho tirato dritto per la mia strada. In effetti sì, ho pensato davvero poco al mercato».

Spinelli dopo Livorno-Vicenza si è detto felice di non averti ceduto e di non aver incassato i milioni di euro della tua cessione..

«Mi fa piacere. Significa che il presidente mi stima».

Hai mai avuto la sensazione di essere davvero vicino alla cessione?

«No, perché nessuno mi ha fatto pressione per indurmi ad accettare una soluzione diversa da Livorno. E per la verità anch'io ho fatto altrettanto. Sono rimasto al mio posto senza dire una parola anche perché il mercato viene gestito dalle società in relazione ai loro programmi e il giocatore interviene solo in un secondo tempo».

Adesso però insieme ai tifosi ti sei tolto un bel peso. E hai ricominciato a impallinare i portieri avversari...

«Sì. Io mi sento al cento per cento un giocatore del Livorno. Sono orgoglioso di vestire la maglia amaranto. Sono molto legato alla piazza e alla tifoseria che mi vuole davvero molto bene e darò il massimo e se possibile anche di più per questa gente. Sono davvero felice di essere rimasto».

Messa così diventa scontato chiederti a chi dedichi il gol di domenica.

«E' tutto per i tifosi e per la città di Livorno. Sono meravigliosi. Mi hanno sempre sostenuto nel bene e nel male e conto di sdebitarmi di tutto l'affetto che mi dimostrano, a suon di gol».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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