La protesta
La redenzione di Suarez: Evra, scusami
Dopo la mancata stretta di mano e le polemiche. «Ho capito il mio errore». E Cameron convoca un vertice sul razzismo
LONDRA
L’attaccante del Liverpool Luis Suarez ha fatto ’mea culpà per la mancata stretta di mano al giocatore del Manchester United Patrice Evra prima dell’inizio della partita di sabato. «Ho parlato con il mio allenatore Dalglish dopo l’incontro a Old Trafford e capito di aver sbagliato - ha detto ieri l’uruguaiano - non solo non sono stato all’altezza delle sue aspettative, ma anche di quelle della squadra e di ciò che rappresenta. Di questo mi scuso», ha spiegato il giocatore tramite il sito del Liverpool aggiungendo di «aver commesso un errore e di esserne pentito». Suarez, che era stato fortemente criticato, tra gli altri, dal tecnico dell’United Alex Ferguson, ha aggiunto più esplicitamente che «avrebbe dovuto stringere la mano» di Evra: «Ora - ha concluso - voglio mettere la questione alle spalle e concentrami sul calcio giocato».
Sul caso Suarez-Avra è intervenuto ieri Stefano Okaka, attaccante di colore di passaporto italiano. «Ho letto del gesto di Luis Suarez e mi ha molto meravigliato che sia successo in Inghilterra, un Paese multietnico, dove tutti si rispettano. Che poi sia accaduto su un campo di calcio inglese mi sembra davvero incredibile». Okaka, attaccante della Roma in prestito al Parma, in Premier League ha giocato per quasi un anno, nel 2010 con la maglia del Fulham. Conosce bene il clima che si respira in quel campionato, dove la percentuale di giocatori di colore è altissima. Per questo Okaka non si capacita di quanto accaduto ieri, quando Suarez, attaccante del Liverpool, non ha voluto stringere la mano a Patrick Evra (Manchester United). Ieri Suarez si è scusato («per fortuna»), ma il fattaccio resta. Ed Okaka lo bolla come «inqualificabile». E rifiuta le argomentazioni di chi cerca di spiegare il gesto con precedenti ruggini tra i due: «Suarez è stato punito con otto giornate di stop per insulti razzisti. Ci sono le prove, lo hanno dimostrato le immagini televisive, svelando il suo labiale. Il tempo per pensare, e pentirsi, di quello che aveva fatto non gli è mancato. Se si ostina a tenere certi atteggiamenti vuol dire che questo è quello che sente. Peggio per lui». Quanto al suo periodo in Premier League, il ricordo che conserva Okaka è ottimo: «È stata un’esperienza bellissima. Positiva in tutti i sensi. E nessuno mi ha mai fatto pesare il colore della mia pelle». Intanto il primo ministro britannico David Cameron ha deciso di convocare un vertice a Downing Street sul razzismo nel calcio. Cameron e il ministro della cultura, media e sport terranno «una tavola rotonda con discussioni» con le autorità sportive e rappresentanze dei giocatori, rivela il ’Sunday Telegraph’. La decisione è stata presa dopo le dimissioni di Fabio Capello da tecnico della nazionale inglese per gli strascichi del caso Terry.
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