Gioco
L’Italrugby conquista la tv ma che occasione sprecata
Sei Nazioni: mai così abbordabili i “maestri” inglesi e crescono i rimpianti Record di ascolti davanti al piccolo schermo: quasi 300mila spettatori di media
ROMA
L’Italia perde partita e Martin Castrogiovanni (costola fratturata) ma fa il record d’ascolti. Luci ed ombre sul match del Sei Nazioni all’Olimpico in cui gli azzurri hanno sprecato un’occasione più unica che rara di battere i maestri dell’Inghilterra, mai così abbordabili come in questa gara che avrebbe potuto essere il primo successo in 18 test match ufficiali. Invece è finita 15-19. Di sicuro ha vinto il pubblico, i 53.720 che hanno sfidato condizioni meteo impossibili e sono andati ugualmente allo stadio («mi dispiace aver perso soprattutto per loro», ha detto il capitano azzurro Sergio Parisse che peraltro come gli altri protagonisti ha trovato un Olimpico in buone condizioni mentre a Parigi Francia-Irlanda non si è giocata) ed i 290.420 spettatori medi (838.385 contatti unici) che si sono gustati il match su Sky Sport 2 HD. Qui la partita si è trasformata in spettacolo più che sul campo, «perchè quando ti metti quegli occhialini (per vedere la partita in 3D n.d.r.) - spiega l’ex stella azzurra Diego Dominguez, ora commentatore tecnico della tv satellitare - ti sembra di stare in campo e ti viene voglia di placcare. Giusto sfruttare questa nuova tecnologia».
Quanto agli indici di ascolto, per l’italo-argentino ex stella di Milan e Stade Francais, «dimostrano che il rugby piace sempre più per il suo ambiente in campo e fuori. C’è allegria, ci si diverte, e puoi andare tranquillamente allo stadio con tutta la famiglia, ed assieme ai tifosi dell’altra squadra».
Meno positiva è l’impressione di Dominguez sul risultato di Italia-Inghilterra, ennesima sconfitta onorevole azzurra che lascia molti rimpianti pensando che se l’Italia avesse avuto un calciatore all’altezza avrebbe vinto. Purtroppo però il ragazzo-prodigio Farrell veste la maglia bianca con la rosa dei Lancaster, mentre l’Italrugby tra l’equiparato sudafricano Botes e l’australiano con nonni abruzzesi Burton ha fallito 11 punti al piede dimostrando per l’ennesima volta che l’erede di Dominguez non è stato trovato.
Possibile che in un paese di calciatori non ce ne sia uno che ci sappia fare quando il pallone diventa ovale? «Sono dieci anni che non gioco più in nazionale - sottolinea Dominguez - ma un mio erede non è stato trovato. La verità è che nell’Italia di oggi non c’è nessuno che possa calciare e dia abbastanza garanzie in questo senso. Solo la Scozia oggi sta come noi».
E allora cosa bisogna fare? Prendere qualcuno dal calcio? «Non scherziamo, l’ovale ha rimbalzi e traiettorie particolari - risponde Dominguez -. Bisogna lavorare sui ragazzini a 13-14 anni e far svolgere loro tanto allenamento specifico. Io sul campo passavo ore ed ore solo a calciare, ed è quello che ci vuole. Provare e riprovare, prendere questi ragazzini e seguirli mese dopo mese per verificare continuamente i loro progressi. Ma è un lavoro particolare che qui non viene fatto abbastanza».
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