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Spinelli-Esposito, piange il telefono

Spinelli-Esposito, piange il telefono

Nessun contatto, ma il presidente è molto scettico su questo gruppo

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LIVORNO

Uno a Genova, l’altro a Viareggio. Un centinaio di chilometri, niente considerando che qui ci sono in ballo milioni di euro. Eppure Aldo Spinelli e Antonio Esposito (l’imprenditore del cosiddetto gruppo-Pieroni) non si vedono e non si sentono ormai dal 31 gennaio, il giorno della chiusura del mercato quando si incrociarono nelle stanze dell’Ata Hotel.

«Aspetto la sua chiamata, questi erano gli accordi», ripete adesso Esposito, patron del Marino Calcio. In questi casi però sarebbe bene non sottilizzare sul “chiamo io, no chiami tu”. Ormai si è capito quanti soldi ci vuole per comprare il Livorno: se si vuole davvero chiudere l’affare si parte e si tratta. Voci genovesi garantiscono comunque che Spinelli sia scettico su questo gruppo,ed è tutto da verificare il fatto che voglia davvero incontrare Esposito. Ci sono, a dir poco, dei forti dubbi.

Da una parte fa bene Spinelli a verificare chi sono gli interlocutori: lo fa per il Livorno, per garantirsi i soldi, e per dormire tranquillo visto che comunque è lui a dover rispondere (anche penalmente) della attuale gestione. Dall’altra però Spinelli non può neanche illudersi che venga uno sceicco arabo o un petroliere americano a comprare il Livorno. Perché altrimenti la società resta alla sua famiglia per altre dieci generazioni.

Purtroppo siamo di nuovo in una fase di stallo. Stavolta gli acquirenti c’erano, ma per ora sono tutti scappati di fronte alla valutazione che è stata data della società. Questa è l’unica certezza in un mare di incertezze. (a.b.)

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