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«A Genova per comprare: io e Sarni siamo pronti»

di Fabrizio Pucci
«A Genova per comprare: io e Sarni siamo pronti»

Antonio Esposito esce allo scoperto: «L’accordo è che Spinelli ci deve chiamare Quella smentita non conta. Lui ci sarà, forse con un imprenditore teramano»

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Allo scoperto. Senza paura. Anzi. Con la sicurezza di chi sa il fatto suo. Antonio Esposito, il presidente del Marino Calcio, interessato all'acquisto del Livorno spiega i dettagli della trattativa con Aldo Spinelli.

Facciamo il punto della situazione.

«Volentieri, anche se siamo in attesa di un incontro con il presidente Spinelli».

Significa che non avete ancora fissato un appuntamento?

«Per il momento no».

Siete voi a dover chiamare il presidente o viceversa?

«Aspettiamo una chiamata. Gli accordi sono questi. Spinelli deve conciliare i suoi impegni di lavoro con la trattativa. Noi adesso siamo a Viareggio per la Coppa Carnevale. Da qui a Genova è un attimo. Appena ci chiamano andiamo».

Ha usato il plurale…quanti siete?

«Oltre a me, fa parte di questo progetto uno dei fratelli Sarni».

E come spiega il comunicato di smentita firmato proprio dal Gruppo Sarni e circolato negli ultimi giorni?

«Nessuna contraddizione in termini. Il Gruppo Sarni in effetti non c'entra. E' coinvolto uno dei fratelli a titolo personale in qualità, diciamo così, di imprenditore privato».

Quindi possiamo dire che siete in due o c'è qualche altro soggetto interessato?

«Al momento siamo io e Sarni. Non sono favorevole alle grandi cordate. Tuttavia in questo caso potremmo fare un'eccezione alla regola perché c'è un imprenditore teramano che potrebbe darci una mano. Il Livorno è una società blasonata che partecipa a un campionato importante come la serie B e per questo è importante un gruppo molto solido».

Parliamo di cifre. Quanto vale il Livorno?

«Premessa: bisogna parlare solo di costi gestionali, perché una società di serie B in sé per sé non vale nulla. Già in serie A funziona così. Figuriamoci al piano di sotto. Basti guardare il Lecce: è in vendita da un anno e mezzo e nessuno l'ha ancora comprato».

Allora parliamo di gestione. A quanto ammonta quella del Livorno secondo voi?

«Andremo a Genova per approfondire le conoscenze dei costi. Indicativamente siamo sui dieci milioni l'anno».

Quindi, secondo i suoi calcoli, con 5 milioni, visto che siamo a metà stagione calcistica, l'affare potrebbe andare in porto? E' una cifra che vi spaventa?

«No. Però vogliamo essere precisi nella valutazione, guardando pendenze, stipendi e fidejussioni da garantire».

Ma perché proprio Livorno?

«La serie B è una categoria che permette ancora di fare un certo tipo di lavoro sui calciatori e soprattutto c'è la possibilità di coltivare giovani talenti. E questo è un progetto più difficile da attuare».

Certo, ma torniamo a chiedere. Perché proprio Livorno?

«E’una piazza appetibile. Di grande blasone. Se dovessi fare una classifica delle società più gloriose metterei il Livorno tra le prime quattro insieme a Torino, Verona e Sampdoria. Anche se ci sarà da ricreare la sana passione dei tifosi, che però esiste e va solo scaldata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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