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Insetticida amaranto, vespe ko

Insetticida amaranto, vespe ko

Paulinho e Dionisi gol da incorniciare, poi il Livorno resiste per quasi un tempo in dieci

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di RENZO MARMUGI

inviato a Castellammare di Stabia

Insetticida amaranto, e le “vespe” fanno una brutta fine. Il Livorno che non ti aspetti arriva sul campo sintetico della Juve Stabia e firma il pieno. Due gol, due pali, un gol regolarissimo annullato. Delizia per gli occhi, una gioia per il cuore. Nella trasferta più temuta, con la difesa decapitata dalle cessioni e dall’assenza di Knezevic, la banda amaranto trova la forza interiore per reagire al gol-flipper di Caserta (al 10’ rinvio corto di Bardi col pugno e dal limite il nuovo acquisto trova un rasoterra che elude il tuffo del portiere e passa fra le gambe di Salviato), ribaltando nel giro di 120 secondi l’inerzia di una partita che poteva anche trasformarsi in calvario. Il tutto grazie a due splendide azioni nel segno di Federico Dionisi. Sulla prima (20’) il bomber di Rieti va in fuga sulla destra, mette in mezzo un rasoterra che Paulinho a centro area stoppa di sinistro, manda a bere un mojito il centrale Molinari e gonfia la rete con un diagonale destro. Due minuti dopo slalom dello scatenato Siligardi ancora sull’out destro, conversione al centro e richiesta di triangolo a Dionisi. Ma “Fede” dai venti metri sente che gli fuma lo scarpino, controlla e di esterno sinistro spara una bordata che trafigge Seculin.

Due gran belle azioni per dire alla Juve Stabia che il Livorno pugnalato martedì dal Varese in una notte di neve, tempesta e sfortuna è sempre vivo e sa reagire anche su un campo minato. Perché le “vespe” in casa avevano già fatto 24 punti su 36, perdendo solo due volte.

Grazie neve. L’arbitro Palazzino di Ciampino è rimasto bloccato dal caos maltempo, lasciando così il fischietto al quarto uomo, Cervellera di Taranto, lo stesso che aveva diretto la partita dell’andata al “Picchi”, vinta 3-0 dagli amaranto. L’amuleto ha funzionato, anche se Cervellera al 7’ del secondo tempo ha cacciato (rosso diretto) Sini per un fallo a metà campo su Sau da cartellino...arancione e anche Barone (in panchina) per proteste.

4-4-2. Madonna aveva rischiato subito il nuovo acquisto Simone Sini da vice-Knezevic, ricevendo in cambio una partita di spessore. Decisa, da difensore che non fa mai i complimenti. Un impatto forte per fermare un attacco atomico, in linea con l’ordine di scuderia di non concedere spazio e ripartenze alla freccia Sau (già 13 gol), uno che se può scattare in velocità e in campo aperto diventa un apriscatole. Quindi squadra corta, centrocampo attento, con Luci e Belingheri centrali, Siligardi e Bigazzi esterni. E là davanti i due dell’Ave Maria, Dionisi e Paulinho. Un gruppo armonico, bravo a chiudersi e ripartire. Che al 42’ aveva anche trovato il gol del 3-1 sul primo palo colpito da Siligardi ribadito in tap-in dal brasiliano. Un abbaglio di arbitro e guardalinee.

Sofferenza pura. L’espulsione di Sini a inizio ripresa ha stravolto i piani di Madonna, ma non il Livorno. Che un attimo prima del rosso al centrale difensivo aveva timbrato un altro palo con Siligardi, reinventandosi poi una partita tutta di copertura e sacrificio. Con un 4-4-1 (dentro Meola per Siligardi, poi Rampi per Dionisi e nel finale Bernacci al posto di Paulinho) e cercando di non chiudersi troppo nel bunker per evitare mischie e situazioni pericolose. Nel frattempo Raimondi a sinistra e Baldanzeddu a destra spingevano come ossessi, vomitando in area quintali di cross, ma l’unico pericolo da infarto è arrivato al 41’: punizione-rasoiata di Raimondi, Bardi respinge in tuffo e Sau da un metro spedisce incredibilmente fuori il pallone con la porta spalancata. Sarebbe stato troppo. E per una volta anche il destino si è ricordato di essere in debito col Livorno. Quarta vittoria esterna, per Madonna sono già 9 punti in 6 partite. La testa è fuori dalla melma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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