Gioco
In fuga dalla guerra e salvati da un pallone
La storia di Samuel e Desmond, rifugiati politici nigeriani accolti dal Livorno 9 Vivono a Villa Morazzana e hanno ritrovato il sorriso grazie gli allenamenti
di Daniele Marzi
LIVORNO
E’ lo sport degli eccessi e delle contraddizioni. Ma è anche uno dei più potenti mezzi di aggregazione ed integrazione, capace di sopravvivere anche in mezzo a guerre e rivoluzioni. Attraverso il calcio, e l’opportunità concessa loro dal Livorno 9. La società del presidente Oscar Marabotti, che milita nel campionato di Seconda Categoria, ha dato a Samuel e Desmond, l’opportunità di allenarsi e di far parte del gruppo della prima squadra. Una bella occasione per questi due giovani immigrati nigeriani, che provano a ricominciare da capo, in un paese lontano e totalmente diverso dalla loro nazione, la Nigeria.
La storia di questi due ragazzi è commovente. Entrambi hanno vissuto l’esperienza drammatica della violenza politica e delle ritorsioni feroci. Un campionario orribile fatto di vessazioni e lutti familiari che li ha costretti ad un viaggio disperato oltre i confini della loro nazione, in cui instabilità politica e corruzione sono mali inestirpabili, ed in cui hanno visto morire genitori, fratelli e amici carissimi, subendo loro stessi aggressioni brutali alle quali sono sfuggiti quasi per miracolo. Rimanere in Nigeria, per loro equivaleva ad andare incontro a morte certa. Così, appena si è presentata l’occasione, la Libia è diventata la loro speranza per tornare a lavorare e provare a dimenticare. Nei primi mesi del 2010 Desmond è a Sabha, mentre Samuel trova un’occupazione a Zawiya. I due ragazzi provano a riprendere il filo delle loro vite e dei loro sogni nonostante il dolore provato. Ma il loro tentativo di guadagnare un’esistenza tranquilla viene scosso dalle bombe e dalle pallottole di un violentissima guerra civile che sconvolge il paese nordafricano.
Per Samuel e Desmond, stranieri in un paese in guerra, si aprono le porte di un nuovo inferno: la loro unica, adesso, è il mare. Tra mille difficoltà, s’imbarcano su una delle tante bagnarole della speranza, stringendo tra le mani quel che resta delle loro vite, una foto o un crocifisso. Alla deriva del canale di Sicilia vengono recuperati dalle motovedette della Guardia di Finanza e finalmente sono a terra, sani e salvi. Dopo qualche settimana a Lampedusa, nel maggio scorso vengono indirizzati alla struttura d’accoglienza per profughi e rifugiati di villa Morazzana, dove hanno il conforto di tre pasti al giorno e un tetto sopra la testa, e sperimentano l’umanità dei responsabili della struttura e dei livornesi che cercano di aiutarli come possono.
Dopo l’iniziale sollievo però, iniziano l’attesa snervante per il riconoscimento dei documenti di rifugiati politici, l’incertezza per il futuro e la frustrazione fisica e psicologica dell’inattività forzata. Ostaggi dei tempi lunghissimi della burocrazia e ad un passo dalla depressione, condividono lo sconforto da circa nove mesi con altri quaranta ragazzi originari di Niger, Ghana, Burkina Faso, Costa d’Avorio e Bangladesh. Finché, ad allentare almeno un po’ la morsa dell’ansia, arriva la proposta speciale del Livorno 9. I due ragazzi, che in Nigeria hanno studiato e conoscono perfettamente sia l’inglese che l’arabo, hanno giocato a pallone in patria e nei pochi mesi di permanenza in Libia. L’offerta del Livorno 9 regala ad entrambi una gioia profonda. Adesso agli ordini di mister Alessandro Sottile e del vice-allenatore Andrea Quaretta, sono tornati a tirare due calcio ad un pallone, ma soprattutto possono imparare l’italiano ed integrarsi in un gruppo di ragazzi che ha saputo accoglierli al meglio. «Il nostro impegno – fanno presente dalla società rossoblù – è quello di farli allenare con la squadra e partecipare alla vita della società, cercando di metterli a loro agio. Sammy e Des – proseguono - sono sempre invitati alle nostre cene ed ai pranzi pre partita della domenica e assistono a tutte le nostre gare. Gli altri ragazzi, a turno, la sera dopo ogni allenamento li riaccompagnano a villa Morazzana intorno alle 22».
Desmond e Samuel, stanno rapidamente entrando nei meccanismi rodati di una squadra che sta ben figurando in Seconda categoria. Coi loro mezzi fisici e qualche colpo interessante cercano di farsi apprezzare dall’intero staff tecnico: «Questi due ragazzi – commentano i due tecnici del Livorno 9 - sono bravissimi, rispettosissimi e sembrano molto contenti. Al momento non possiamo tesserarli per alcuni cavilli burocratici, anche se hanno tutti i documenti in regola. Nel nostro piccolo cerchiamo di dargli una mano». Dopo una vera e propria odissea, Samuel e Desmond, grazie al Livorno 9, sono tornati ad una vita normale: in attesa di esordire quanto prima nel campionato italiano di calcio e coronare, nonostante le tante sofferenze, uno dei loro più grandi sogni.
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