Gioco
Il Mario Boni in salsa livornese
Francesco Vicenzini a 35 anni è la mitraglia dei dilettanti «Ma che rimpianti: persi il treno per colpa della fusione»
di Francesco Parducci
Livorno
Fra i disastri provocati al basket livornese, tanti anni fa, dalla fusione o "sinergia" come si chiamò allora, va aggiunto, forse, quello di aver tarpato le ali della carriera di Francesco Vicenzini.
Nel 1994 Vicenzini era un bel prospetto del settore giovanile livornese, pur essendo partito da una posizione scomoda, l'Uisp, lontano dai lustrini di Libertas e Pallacanestro Livorno. Ma, a fusione avvenuta, coach Malavasi lo vuole nell'alora Baker. C'è un torneo in Lombardia, lo notano e lo chiedono per un provino Cantù e Milano. Niente da fare, rispondono da via Pera, Vicenzini farà, a 17 anni, il decimo in serie A. A lui sembra di toccare il cielo con un dito, ma quattro giorni prima dell'inizio del campionato una famosa (anzi, famigerata) fideiussione viene scoperta come falsa e Livorno è esclusa dal campionato.
Si tratta di ripartire da zero, prima divisione, poi serie D e C con l'Us Livorno, il punto massimo della carriera diventa una B1 toccata, un bel po' di tempo dopo, con Cecina.
«I treni passano una volta sola - racconta oggi Vicenzini con una punta e qualcosa di più di rimpianto - il mio era quello, non potei salirci sopra».
Oggi, a 35 anni, sembra vivere una seconda giovinezza. E' il primo marcatore del girone E della DNC, il secondo per valutazione, il terzo rimbalzista anche se non arriva nemmeno vicino ai due metri. Una specie di Mario Boni di noialtri, insomma, come lui intenzionato a giocare il più a lungo possibile.
«Quella del rimbalzo è una questione di esperienza. Ho sbagliato e ancora di più visto sbagliare tanti tiri in vita mia. Ora quando la palla parte so già dove andrà a finire…»
Domenica scorsa, in maglia Libertas contro Calasetta, quella prestazione mostre da 62 (!) di valutazione, così a memoria un record nei campionati nazionali.«Ho sempre segnato parecchio, ma in effetti una valutazione così alta non mi era mai capitata. E' anche merito di mia moglie Lara e della piccola Ginevra (due mesi il giorno prima della partita, n..d.r.). Mia moglie mi ha ridato la serenità dopo i due anni di S.Vincenzo e Venturina che in assoluto erano stati i peggiori della mia carriera. Ora sono sereno, riesco a conciliare bene il lavoro (col padre e il fratello Emiliano, anche lui giocatore di lungo corso, è titolare di una delle più note agenzie assicurative della città, n.d.r.), gli allenamenti e la famiglia. La salvezza? Sarà dura, ma possiamo farcela: ora si vede di più la mano dell'allenatore e stiamo giocando tutti meglio».
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