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Livorno

L’infinito Duilio Da 52 anni in campo per allenare bambini

L’infinito Duilio Da 52 anni in campo per allenare bambini

Partì nello Zidarich, ora segue i portieri all’Antignano «Il calcio è la mia vita ma ai ragazzi dico: prima la scuola»

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di Gianni Tacchi

LIVORNO

Oltre mezzo secolo sui campi di periferia livornesi. La storia di Duilio Zanobetti, personaggio leggendario del nostro calcio ricco di salmastro, intreccia squadre amatoriali e vivai di tutta la città. Dal 1960 a oggi, dallo Zidarich all'Antignano Banditella: un percorso infinito tra panchina e scrivania. «Ma quello che mi rende orgoglioso - spiega il 72enne preparatore dei portieri della scuola calcio dell'Antignano - è il ricordo positivo che tutti conservano. Alcuni bambini che alleno oggi sono figli di un padre che ho avuto trent'anni fa. E pensare che non ho mai seguito corsi per prendere il patentino di allenatore: tutto quello che insegno deriva dall'esperienza e dalla passione».

Un percorso avviato 52 anni fa.

«Proprio così. Nel 1960 io e alcuni amici creammo una squadra amatoriale intitolata a Mario Zidarich (ex giocatore amaranto, nella rosa di quel Livorno che sfiorò lo scudetto nella stagione 1942-1943, ndr). Una nuova realtà nel panorama cittadino che riuscì subito a conquistare il campionato Uisp provinciale, perdendo poi la finale regionale contro una formazione di Prato. E io mi dividevo tra il campo, come tecnico e terzo portiere, e alcuni compiti dirigenziali».

Poi?

«Poi altre due esperienze a fine anni '70, sempre da istruttore e dirigente. Nel 1967 fondai insieme ad altri amici un settore giovanile dedicato a un calciatore nato a Livorno, Alfredo Pitto (protagonista dello scudetto vinto dal Bologna nella stagione 1928/1929, ndr). L'anno successivo passai al Martelli, altra realtà amatoriale di quel periodo, dove aiutai la società per due stagioni».

Fino al grande passo datato 1970.

«Beh, quello fu l'anno della svolta. Lavorando nella compagnia portuale, entrai nel G.S. Portuale, uno dei più importanti vivai dell'epoca. Un'esperienza incredibile, durata 16 anni, nella quale ho ricoperto tutte le cariche: allenatore, manager, dirigente e perfino magazziniere. In quel periodo sono passati alcuni ragazzi che poi sono esplosi: penso a Massimiliano Allegri ed Ennio Bonaldi, ma anche a tanti calciatori che si sono affermati in quelle categorie al confine del professionismo».

Nel 1986 nuova avventura nella Nuova Coteto.

«Altri undici anni bellissimi, tra settore giovanile e scuola calcio. E mi tolsi la soddisfazione di vincere anche un campionato provinciale con i Piccoli Azzurri 1974, guidando poi quel gruppo anche nel torneo regionale. Purtroppo nel 1997 fui costretto a lasciare per problemi familiari».

Ma nel 2005 arriva la chiamata di Fabio Cintoi per un posto nel Banditella.

«Fabio (attuale responsabile della scuola calcio dell'Antignano Banditella, ndr) mi convinse a tornare in questo ambiente. E sono felice di aver accettato. Oggi alleno portieri nati tra il 2001 e il 2007: stare in un ambiente sereno e privo di competizione come questo è il massimo. Inoltre aiuto la prima squadra come dirigente accompagnatore durante le partite di campionato».

Ma quanto è importante la formazione del portiere già nella scuola calcio?

«In questa fase si va oltre la preparazione fisica e tecnica, ogni istruttore ha il dovere morale di far crescere i bambini all'interno di un gruppo unito. Senza sottovalutare l'andamento scolastico: parlo spesso con le famiglie e sottolineo sempre l'importanza dell'istruzione. Se un bambino ha qualche problema a scuola preferisco che intensifichi lo studio, sacrificando magari qualche allenamento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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