Gioco
Galante fiuta l’acquisto: «Vogliamo tornare in A»
Banca Ifigest, trattativa, progetti: ecco la verità. E oggi il gruppo va a Genova
001305... e alla fine di una lista gigantesca di numeri, ecco la voce di Fabio Galante. Qui da noi è sera, a Miami si pranza. E’ rimasto nell’ombra dal primo giorno in cui è uscito il suo nome: mai una dichiarazione, mai una intervista anche se lo hanno cercato tutti, da Sky a tirar giù. «Ho saputo che fate il primo giornale tutto a colori, allora ti regalo l’esclusiva...», e giù una risata.
Quindi Fabio Galante compra il Livorno.
«Siamo pronti, carichi, non immagini neanche l’entusiasmo col quale mi tuffo in questa avventura»
Siamo?
«Io e il mio gruppo: la Banca Ifigest e Maurizio Mian»
Piano, piano. Domanda inevitabile: i soldi chi li mette?
«La Banca Ifigest è una struttura solida, conosciuta, affidabile. Loro hanno messo insieme una serie di imprenditori che è disposta ad investire sul Livorno. Ci sono diversi nomi, verranno fuori al momento in cui sarà creato il Consiglio di amministrazione del Livorno. Ma la solidità economica è garantita. E in più c’è Maurizio Mian».
Appunto, Maurizio Mian...
«Persona eccezionale, un amico vero. Solo chi ha la fortuna di stargli vicino conosce la sua bontà. Ed è anche un imprenditore che nel calcio ha dato tanto e ricevuto poco. Sono convinto che in questa nuova avventura ritroverebbe entusiasmo. Ci siamo parlati, abbiamo delle idee da sviluppare insieme che riguardano anche il marketing e l’immagine, sono sicuro che può venir fuori una grande cosa”.
E Fabio Galante?
«Io ho ricevuto il mandato sportivo da queste persone. Sono molto legato a Roberto Giglioli della Banca Ifigest, il dirigente che domani (oggi, ndr) salirà a Genova per parlare con Aldo Spinelli, con il figlio Roberto e con il ragionier Gnecco».
Sì, ma quale sarebbe il tuo ruolo nella società?
«Direttore generale. Mi occuperei di tutto ciò che riguarda la squadra, dall’allestimento allo staff tecnico. Ho già le mie idee in mente».
Sembri davvero convinto che la trattativa possa andare a buon fine.
«Ho parlato con Spinelli, gli ho fatto capire che facciamo le cose sul serio. So che lui ha preso informazioni e poi ho letto sul vostro giornale che ci ha definiti “la pista più probabile”. Bene, lo ringrazio, adesso spero che si possa intavolare la trattativa nel modo migliore e acquistare il Livorno prima possibile».
Gratis?
«L’ho detto, abbiamo disponibilità economica. Però è chiaro che bisogna essere tutti onesti. A grandi linee conosciamo i conti del Livorno Calcio, se il presidente vuole cedere come ha detto, noi siamo pronti a partire».
Da subito?
«Da subito. Perché su un punto non si transige: la serie B va salvata (a proposito, ieri De Lucia e Schiattarella si sono incontrati coi rispettivi procuratori, probabile l’addio, ndr). Anche per rispetto di quei giocatori che hanno fatto la storia del Livorno conquistandola, e penso ad esempio a Igor Protti. La serie B è un patrimonio della città e non possiamo perderla».
Parli già da dirigente.
«No, parlo da uno che ha indossato per 6 anni questa maglia. Ricordo il giorno in cui arrivai: la gente era perplessa, in realtà credo che tutti abbiano apprezzato ciò che ho dato per questa maglia. Sei anni sono un pezzo di storia, a Livorno ho vissuto pagine indimenticabili. Con la maglia amaranto ho chiuso la carriera da giocatore e con la maglia amaranto sogno di iniziare la mia carriera da dirigente».
Hai detto di avere già le idee chiare. A cosa puntano Ifigest e Fabio Galante?
«Se ci muoviamo, è per vincere. Nel calcio nessuno ti dà certezze, guardate la Sampdoria che sembrava poter uccidere il campionato e invece è a metà classifica, però quando si vanno ad allestire le squadre in estate ci si pongono degli obiettivi: c’è chi si vuole salvare, chi cerca un campionato tranquillo, e chi punta alla serie A».
E il vostro obiettivo?
«A Livorno non si può proporre di fare un campionato tranquillo. A Livorno si gioca per vincere, quantomeno ci si prova. E tornare in serie A è il nostro obiettivo. Anche perché abbiamo già dimostrato di poterci stare alla grande».
Parlavi di progetto tecnico.
«Esatto. Nella mia mente c’è già un allenatore, una serie di giocatori da prendere, una struttura societaria ben definita».
Regalaci un nome.
«No, non corriamo. Prima dobbiamo chiudere la trattativa con Aldo Spinelli, poi ci mettiamo in moto. Però mi piacerebbe portare un campione a Livorno, una sorta di regalo iniziale».
Altre idee?
«Riportare in società dei personaggi che hanno dato tanto per questa maglia. Non faccio nomi adesso perché questo è un passaggio che comunque comporterebbe dei colloqui, delle disponibilità, dei progetti condivisi. Credo che sia importante ricreare quel senso di appartenenza alla maglia che forse si è un po’ perso negli ultimi tempi. E in questa ottica c’è un punto fondamentale del nostro progetto...».
Ovvero?
«Lo stadio deve tornare il fiore all’occhiello del Livorno Calcio. So che negli ultimi anni la tifoseria del Livorno ha vissuto pagine difficili, ma tutti insieme possiamo rialzarci. Io ho ancora negli occhi i 15 km di coda a Milano per il debutto in serie A, la vittoria al Picchi contro il Milan, la festa della promozione contro il Brescia. La gente ha il calcio nel dna, la passione non è morta. Sarà importante far capire che il Livorno è della gente, dei tifosi, della città. E il nostro compito spero sia quello di amministrarlo nel modo migliore, puntando più in alto che possiamo».
Insomma, riportare la gente allo stadio prima di tutto.
«Esattamente. Mi piacerebbe anche mettere i biglietti a prezzi stracciati. Che senso ha far pagare 30 euro un biglietto se poi ho lo stadio vuoto? Preferisco avere 5000 euro in meno in cassa e 5000 persone in più allo stadio».
Prossime mosse?
«Pensiamo di aver seguito l’iter più logico e più limpido. Abbiamo parlato col sindaco e con Spinelli, ora i dirigenti della Ifigest andranno a Genova per parlare col presidente e vedere i libri contabili, dopodiché presenteremo la proposta d’acquisto. Fabio Galante ci mette la faccia in questa operazione, non sarei mai uscito allo scoperto se non fossi convinto al 100% di quello che faccio»
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