Gioco
«Ho visto la morte ma adesso sono rinato anche grazie al basket»
Andrea Masini
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FORZA DI VOLONTÀ. Un bel sottomano di Matteo Vannini, ragazzo che col cuore e con tanto amore per il basket è riuscito a ripartire dopo un drammatico incidente stradale La storia di Matteo Vannini: otto giorni in coma e ora di nuovo protagonista con la maglia Pielle
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LIVORNO. La storia è di quelle da brividi. Forte, delicata, ma che per fortuna si è conclusa in preda a un bellissimo lieto fine. Così bello da far esclamare al medico che seguì Matteo Vannini nei terribili giorni del coma: «È un miracolo». Non meno di un mese fa, difatti, il doc lo ha visto saltare, correre e combattere, vivendo attimi commoventi all'interno di un palabunker di via Cecconi rovente ed estremamente vicino a Matteo. Perché il ventenne piellino quel 22 agosto 2010 (incidente spaventoso sul viale Carducci) vuole sbatterlo una volta per tutte nel dimenticatoio, concentrandosi sulle gioie della vita e, cestisticamente parlando, su un campionato che potrebbe riservare alla sua Pielle un cammino glorioso, anche grazie al suo prezioso apporto. Matteo, puoi raccontarci l'emozione provata lo scorso settembre quando sei tornato protagonista di una partita ufficiale? «Impagabile. E non dimenticherò mai neppure il calorosissimo applauso del pubblico piellino. Al contempo, però, chiesi a me stesso se fossi stato ancora in grado di giocare, domanda che si ripresenta tuttora prima di ogni palla a due». Quante, e quali, difficoltà hai incontrato nel riprendere l'attività agonistica? «Molte, soprattutto relative alla coordinazione e al tiro. Esempio: devo sempre ritrovare la fiducia che avevo da dietro l'arco dei tre punti, ma so benissimo che il tempo mi aiuterà». Visto che ci siamo, vuoi ringraziare qualcuno in particolare per la vicinanza mostrata nei tuoi confronti durante il periodo della riabilitazione? «La famiglia con mio fratello Fabio in testa, la Pielle, le altre società in cui ho militato e il mare di persone che non hanno mai smesso di lottare al mio fianco. Grazie a tutti, di cuore». Un'intera stagione lontano dai campi: è stato duro seguire le vicende della Pielle dagli spalti? «Tanto, troppo. E infatti in taluni casi ho addirittura preferito evitare il contatto». L'incidente è ormai un capitolo chiuso: obiettivi per il futuro? «A dir la verità tanto chiuso non è, ma comunque desidero continuare a migliorare di giorno in giorno, di allenamento in allenamento». E la Pielle, dunque, a che traguardo può ambire? «Ai playoff,. Abbiamo qualità, sete di successo, umiltà e un "sesto" uomo in campo che fa la differenza, ovvero i nostri meravigliosi tifosi».
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