Gioco
LOPINIONE
Intanto torniamo allo stadio per difendere almeno la serie B
Federico Buti
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«Oportet ut scandala eveniant» dicevano gli antichi romani, e cioè: è giusto e anche necessario che gli intrugli vengano fuori; o se preferite che i nodi vengano al pettine. I nodi al pettine sono innanzitutto che la squadra amaranto rischia - diciamocelo - la seconda retrocessione in tre campionati, e in questo sventurato caso rischia di tornare dove il suo presidente uscente l'aveva raccattata nel remoto millennio precedente, anno 1999: un cerchio che si chiuderebbe nel modo più inglorioso e colpevole. Poi, al pettine c'è che "il fattore Ardenza" non esiste più perché la passione è spenta, l'antica fame saziata, la delusione evidente e allo stadio ci vanno in tre o quattromila, spettacolo inguardabile. Infine, c'è che dopo 13 anni di matrimonio il medesimo presidente è stufo di Livorno e Livorno, in maggioranza, è stufa di lui. Cose che succedono anche nelle migliori famiglie. O no? Ci potrebbero essere, in verità, altre cosucce ancora da sottolineare - per esempio qualche conticino economico - ma quelle indicate ci sembrano già sufficienti per affermare che stavolta Spinelli ha detto la cosa giusta: chi scrive è da anni in forte e dichiarato dissenso con lui, ma proprio per questo motivo sente di dovergli tale riconoscimento preliminare. E ora? Ora gli scenari possibili sono tre. 1) Non è vero nulla, è la solita farsa e alla fine Spinelli resta e continua a fare come gli pare. Poiché non sarebbe la prima (e nemmeno la quinta) volta che ci piglia tutti in giro, l'ipotesi non è così peregrina. Però stavolta il "fumus" forse c'è, per vari motivi: sportivi, anagrafici e anche economici. Lasciamo perdere invece la storiella della città comunista che ha contro i poteri forti - e quindi anche gli arbitri - perché quella storiella è in ritardo di una decina d'anni perlomeno, e oggi fa ridere le telline o zighe che siano. 2) Secondo scenario: Aldo Natale effettivamente "regala" la squadra, e qualcuno se la piglia. Chi? Boh. Qualcuno, indigeno o foresto che sia. Una cooperativa, una public company, qualche perfido avventuriero o invece un insospettato mecenate: il sindaco garantirà, speriamo che ci possa garantire qualcosa e in ogni caso non lo invidiamo, in questo momento. La città non è messa affatto bene, l'imprenditoria locale più che chiamata a svolgere un ruolo va forse evocata con una seduta spiritica. Comunque, in questo secondo caso un'epoca - importante nel bene e nel male - si chiude e se apre un'altra. Si riparte da dove e come si può ripartire. 3) Terzo scenario. Spinelli vorrebbe regalare la squadra ma nessuno se la piglia, e allora più o meno si ritorna al punto 1. Questo, fra tutti, sarebbe l'epilogo più avvilente. Se succede questo, nessuno si azzardi più ad aprire bocca, e Aldo Natale sia fatto santo subito, anche se ci portasse in Prima Categoria a competere col Castelbadie. Morale della favola. «Oportet ut scandala eveniant» vuol dire che adesso - sempre che, appunto, non sia una farsa - vedremo cosa può e vuole fare questa città di uno dei suoi simboli più amati e importanti. La verità e la realtà, senza tante chiacchiere, sogni e orpelli. Nel frattempo, una cosa si potrebbe fare subito, noialtri livornesi, e lo dico innanzitutto a me stesso che diserto l'Ardenza da un anno e mezzo: Spinelli o non Spinelli si potrebbe tornare allo stadio, a difendere la categoria, la maglia e la storia. Senza enfasi o retorica, semplicemente per far vedere che ci siamo e che qualcosa dell'antico spirito è rimasto. Se si deve retrocedere, retrocediamo tutti insieme, con le bandiere.
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