Gioco
I tifosi d'accordo: è finito un ciclo
Fabrizio Pucci
«Ma cosa vuol dire regalare il Livorno? Il presidente spieghi la parola gratis»
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LIVORNO. Il crepuscolo di un'epoca lunga tredici anni. Le dichiarazioni rilasciate mercoledì da Aldo Spinelli ricordano da vicino i titoli di coda di una soap opera che ormai non ha più colpi di scena da regalare. E allora nessuna sorpresa quando il patron ha annunciato di voler passare la mano. Quello è un refrain già sentito. Nessuna scossa così forte da bruciare le intermittenze degli alberi di Natale dei tifosi amaranto neanche quando sciu Aldo ha parlato della sua stanchezza acuita dai recenti non risultati. Tuttavia ieri in città non si parlava d'altro. Soprattutto per via di quella parola detta e ripetuta dal patron nel corso della conferenza stampa prenatalizia: gratis. Già. Spinelli sarebbe disposto a liberarsi del Livorno senza volere un euro. E gli sportivi su questo aspetto si sono dimostrati ipersensibili. Ne abbiamo sentiti dieci sui diecimila che (in tempi migliori) costituiscono lo zoccolo duro. Con loro, tra paura del futuro e amarezza abbiamo analizzato il momento del Livorno. Marco Ricci non è abbonato, ma ha visto quasi tutte la partite in casa e va subito al nocciolo della questione: «Aldo Spinelli - afferma sicuro - ha sempre curato i suoi interessi e difficilmente regalerà il Livorno. Poteva e doveva andarsene prima, ma è rimasto finché ci ha guadagnato. Adesso rimette e ci saluta. Il problema è che ci sta riportando da dove ci ha preso: in serie C». Un altro aspetto che sta a cuore dei tifosi è quello della passione che non c'è più. Ricci puntualizza: «Penso che se il presidente se ne va la piazza possa ritrovarsi anche quanto a senso di appartenenza». L'attore Consalvo Noberini usa un'espressione latina: «Mala tempora currunt. E' un brutto periodo - dice - in ogni senso. Sul piano economico e sportivo. Ringrazio il presidente. Con lui siamo andati a Belgrado. Ma ormai l'amore è finito ed è giusto cambiare. Semmai mi spaventa il dopo-Spinelli che vedo avvolto nelle tenebre». Daniele Cordoni è molto arrabbiato: «Il presidente ci ha dipinto come una città di ingrati e non lo accetto. Il rispetto viene prima di tutto. Lui ci ha dato tantissimo, ma noi non siamo stati da meno. Adesso il ciclo è finito. Il futuro? Io tiferò Livorno con orgoglio anche se andiamo negli Amatori». L'ex amaranto Corrado Nastasio, tifoso del club Il Porto, torna sulla parola 'gratis': «Sentire Spinelli che dice 'regalare' mi fa rimanere a bocca aperta. La situazione è indecifrabile. Il concetto di gratuità di per sé è vuoto ed è il presidente che ce lo deve spiegare». Emiliano Fanelli ha percorso decine di migliaia di chilometri dietro al Livorno e non crede ai 'regali' neanche vicino a Natale: «Spinelli non venderà mai. E comunque se accadrà lo farà a un prezzo conveniente. Altro che gratis. Semmai non vedo nulla oltre il presidente. Anche se poi non è un problema in senso assoluto perché io amo la maglia e il Livorno lo andrei a vedere anche contro il Palazzaccio». Il pugile Lenny Bottai è stato per tanti anni, insieme a un gruppo indimenticabile, una delle anime della curva nord. Le sue considerazioni sono molto serie e ponderate: «A questo punto il cambiamento è doveroso. Purtroppo Spinelli non era più una scelta, ma un obbligo, un'esigenza vista l'assenza di acquirenti». E sulla passione che fu? «E' difficile che torni. Per vari motivi. Primo: la repressione attuata nei confronti della partecipazione allo spettacolo che c'era sugli spalti. Secondo: i continui scandali del calcio e i relativi insabbiamenti. Terzo: la crisi economica a cui fanno da contraltare gli sprechi di questo ambiente. I tempi sono cambiati. Noi abbiamo resistito per molto tempo. Eravamo una mosca bianca anche grazie a un gruppo di giocatori che anteponeva gli interessi del Livorno ai propri. Adesso a Livorno servirebbe un sobbalzo di dignità. Via Spinelli? Ricominciamo senza di lui». Gianluca Landi da anni non si perde una partita del Livorno. E ha idee chiare: «Stavolta siamo al passo dell'addio. Siamo al capolinea. Ho sentito Aldo Spinelli pronunciare la parola 'regalare' e mi sono venuti i brividi. Non credo proprio che sarà quella la strada che percorrerà per andare via». Paolo Venturi è presidente del club Stua e del Centro di Coordinamento: «Penso che siamo alla fine della storia. Purtroppo. Stavolta se ne va per davvero. E non ne sono felice. Certo: non credo che Spinelli cederà il Livorno a costo zero. Gli sarò sempre grato. Mi ha regalato dieci anni meravigliosi sul piano calcistico. Il futuro è un salto nel buio. Purtroppo gli imprenditori livornesi dormono. Il calcio rischia di fare la fine di basket, pallavolo e rugby. Che tristezza». Carlo Freschi è categorico: «Spinelli non sa neanche come si pronuncia la parola regalare. Lui uscirà solo quando potrà farlo con le tasche piene per cui c'è la possibilità che rimanga anche se vuole disimpegnarsi. L'equazione via Spinelli-ritorno della passione non mi convince. Il calcio non è più quello di una volta». Pietro Contorno prova a guardare nel buio oltre la siepe: «Siamo a un punto di non ritorno. Certo bisogna stabilire il concetto di 'gratis' secondo Spinelli. Spero che a gennaio non ceda i pezzi che hanno mercato altrimenti retrocediamo. Una ricetta per il futuro? Auspico la costituzione dell'asse Protti-Lucarelli. Magari con pochi soldi, ma enorme dignità e credibilità da spendere al momento di cercare un successore serio di Spinelli. E allora vedrete che tornerebbe anche la gente allo stadio. Io per primo farei l'abbonamento domattina se Igor e Cristiano fossero i garanti del nuovo Livorno».
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