Gioco
Un nordico, poche parole, amante del 4-4-2
Fabrizio Pucci
Dentro e fuori dal campo: ecco chi è Armando Madonna
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LIVORNO. Nato il 5 luglio. Armando Madonna festeggia il compleanno lo stesso giorno in cui, per gli amanti del calcio, ricorre una data storica: quella del successo dell'Italia Mundial sul Brasile di Socrates e Zico. Ma al di là di questa curiosità statistica, chi è il nuovo condottiero amaranto, quello a cui Spinelli affida questa utilitaria in panne? Il carattere. Dicono di lui che, da buon 'nordico' non regali al primo venuto confidenza e amicizia. Più o meno come il suo illustre conterraneo (ed ex allenatore del Livorno) Roberto Donadoni. Non aspettiamoci, quindi, almeno non subito, slanci e dichiarazioni d'amore nei confronti della piazza. E va pure bene così. Il Livorno in questa fase delicata della sua storia recente non ha bisogno di medici pietosi e loquaci solo per il gusto di esserlo e di accattivarsi simpatie. L'uomo di Alzano Lombardo, però, sa pure essere ciarliero al momento giusto, dopo aver capito la spessore delle persone con cui deve confrontarsi, abbassa le difese ei si fa apprezzare per serietà e simpatia. Adesso si attendono conferme. Nuovo stampo. Armando Madonna non è un sergente di ferro. Se pensate che il Livorno in questo abbia bisogno del bastone, più che della carota, allora sappiate che il nuovo allenatore amaranto adotta una filosofia perfettamente in linea con la giovane età. Non ama i ritiri, men che meno quelli punitivi e si affida all'intelligenza del gruppo. Non è tipo da tirare pugni sui tavoli dello spogliatoio. A volte una parola non detta pesa più di mille gridate in faccia al gruppo. Armando accorda fiducia ai giocatori e alla loro capacità di autogestirsi. Ma guai a chi sgarra perché esige massima professionalità e trasparenza. Chi non lo segue fa in fretta a restare ai margini dei suoi progetti. Il modulo. Madonna, nell'alveo dei suoi due predecessori, trova nel 4-4-2 il suo schema preferito. Ma attenzione: come idee si avvicina più a Novellino che a Pillon. Ricordate? Il tecnico di Preganziol era un integralista di quel sistema di gioco quasi al pari di Acori con il 4-3-3. E Bepi naufragò proprio per l'incapacità di adattare il disegno tattico a un gruppo che ormai non si riconosceva più in quel credo. Walter, invece, pur partendo dal classico 4-4-2, quest'anno ha messo in essere molte (qualcuno dice troppe) varianti sul tema. Così si è visto il 4-2-3-1 e anche il 3-5-2, un ritorno all'antico che non ha prodotto frutti. L'anno scorso a Piacenza Madonna di base praticava il 4-4-2 che all'occorrenza diventava 4-2-3-1 o 4-3-2-1 con Cacia vertice alto pronto ad essere innescato da Antonio Piccolo che adesso ritrova a Livorno e che per questo potrebbe essere tolto dal mercato. Uno dei pregi di Madonna è quello di far giocare bene le sue squadre. Echi che arrivano da Bergamo sponda Albinoleffe. A noi il bel gioco non interessa. Bastano i punti per arrivare alla salvezza. Vecchia conoscenza. Oltre ad Antonio Piccolo, il nuovo allenatore del Livorno, ritrova qui un suo antico compagno di squadra. Si tratta di Simone Barone con cui ha giocato nell'Alzano nella stagione 1999/00, quella dell'unico campionato di serie B disputato nella storia dalla piccola società della bergamasca. Una testa di ponte nello spogliatoio che può risultare utile a questo allenatore che da oggi si prende in mano una brutta gatta da pelare. Di certo ha bisogno di incoraggiamento, di una pacca sulla spalle e di un grande in bocca al lupo. In attesa dei movimenti in entrata del mercato invernale.
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