Gioco
Dell'Agnello saluta e va sotto i ferri
Alessandro Bernini
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AI BOX. Per Simone DellAgnello previsto uno stop di 4-5 mesi Stamani l'operazione al ginocchio. «Ma questa maglia non la tolgo»
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LIVORNO. Stamani alle 5 è salito in auto, destinazione ospedale di Pavia dove alle 8 ha sostenuto i primi esami medici. Poi Simone Dell'Agnello si affiderà alle mani del prof. Benazzo (specialista dell'Inter) per ricostruire il legamento crociato del ginocchio destro. Lo stop sarà di 4-5 mesi. Sfortuna. «Era destino che questa stagione non girasse bene...». Ha ragione Dell'Agnello. A luglio toccava il cielo con un dito, poi l'ottimismo è scemato giorno dopo giorno. Dalla panchina alla tribuna, fino a questo grave infortunio. Tra l'altro un colpo casuale, in allenamento: «Ma sì, un normale contrasto con Remedi, lui tra l'altro non c'entra proprio niente. Mi è proprio girato il ginocchio da solo, ho sentito un gran dolore e ho capito che c'era qualcosa di grave. Purtroppo non mi sbagliavo». Infortunio grave, e non il primo di questa sfortunata stagione. «Già alla prima giornata avevo avuto un segnale. Partita di Crotone, Paulinho non c'è, il mister mi fa giocare titolare. Tocco il cielo con un dito, mi sembra di essere dentro un film. Dieci minuti, prendo un colpo e non riesco neanche più a camminare. Che rabbia. Quello era il segno del destino». L'impatto. La prima stagione da senior non è stata semplice. Impatto duro, anche perché Dell'Agnello era uno abituato a giocare di fisico in Primavera. «Vero. E in serie B non è semplice perché i difensori picchiano. Però col passare dei giorni mi sentivo sempre più sicuro, grazie anche al lavoro e ai consigli di Nicola Caccia. Ero molto ottimista». Io e Novellino. Va detto che Novellino "vedava" proprio poco Dell'Agnello. Lo ha mandato in tribuna anche in partite nelle quali non c'era neppure un attaccante in panchina. E in conferenza stampa un paio di volte lo ha pure punzecchiato. Dell'Agnello fa il professionista e glissa: «Preferisco non parlare del mio rapporto col mister. Diciamo che non abbiamo mai avuto un rapporto». L'addio a gennaio. Che la situazione fosse precaria, lo conferma il fatto che Simone a gennaio avrebbe comunque fatto le valigie. «Sì, sarei andato in una squadra dove c'era più spazio per me. Indossare la maglia della mia città è il massimo, sono arrivato qui con un entusiasmo che è anche difficile da raccontare, ma era evidente che stavo perdendo una stagione. A 19 anni ho bisogno di giocare o comunque di sentire considerazione. Poi è chiaro che spetta a me meritarmi la fiducia. Ma negli ultimi tempi nel sentivo poca». Ancora a Livorno. La sua situazione contrattuale è esattamente quella di Francesco Bardi: 50% del cartellino del Livorno, 50% dell'Inter. Il futuro di Dell'Agnello sarà dunque deciso in sintonia tra le due società: «È chiaro che mi piacerebbe restare qui, e dimostrare che sono all'altezza del Livorno». Ma, aggiungiamo noi, è chiaro che il futuro di Dell'Agnello è comunque legato a quello di Novellino: rivederli entrambi con la tuta del Livorno è molto improbabile.
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