Il Tirreno

Livorno

Sempre più giù: fa festa anche il Verona

Alessandro Bernini
<b>A TERRA.</b> A destra Paulinho desolato mentre i giocatori del Verona fanno festa
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A TERRA. A destra Paulinho desolato mentre i giocatori del Verona fanno festa

Fatale l'espulsione di Schiattarella, ora c'è un solo punto dalla zona playout

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 LIVORNO. Ci siamo presi anche questo schiaffo. Il Verona che passa a Livorno, Mandorlini a pugni chiusi rivolto verso la curva e la tribuna con lo sguardo di chi ha pure voglia di sfidarti.  La follia. Uno schiaffo forte, che getta litri d'acqua sulle ultime fiammelle di entusiasmo della tifoseria. «Ora basta, fuori i cog...» recitava un gigantesco striscione in curva nord. A finire fuori invece è stato solo Schiattarella, espulso al 39' del primo tempo per un entrata completamente inutile, a gamba tesa in mezzo al campo, su Ferrari: lì è cambiata la partita. L'equilibrio si è spezzato come un grissino, il Livorno ha retto fino all'ultimo minuto di recupero del primo tempo, poi la rete di Maietta ha scolpito la parola "amen" sulla partita.  In ginocchio. Stavolta c'è poco da imputare alla squadra sotto il profilo dell'impegno. In 11 contro 11 le abbiamo prese e le abbiamo date.  Poi in inferiorità sono emersi tutti i limiti di una formazione che comunque era stata schierata in campo per il pareggio (una sola punta e tanti mediani). Novellino ha provato col 4-4-1, poi col 4-3-2 (con Dionisi a fianco di Paulinho), ma dopo il 2-0 a inizio ripresa è stata solo una lenta agonia verso il traguardo. Con tanto di espulsione pure di Knezevic nel finale, per un fallo che forse meritava il giallo. Così adesso perdiamo pure il cardine della difesa per la trasferta di Sassuolo.  Siamo a rischio? Un punto nelle ultime quattro partite, cinque punti nelle ultime nove, terza partita consecutiva senza segnare. Roba da mani nei capelli, tantopiù se pensiamo a come era iniziato il campionato.  Sulla zona playout abbiamo un solo punto di vantaggio, ma è il trend che spaventa. Senza dimenticare che, storicamente, i gironi di ritorno del Livorno sono sempre stati come l'attuale grafico dell'economia italiana.  Squadre peggiori del Livorno ce ne sono, almeno 8-9 il problema è che questo Livorno non era stato allestito per soffrire nelle sabbie mobili. Già c'era la sensazione che mancasse un po' di carattere per stare ai vertici, le preoccupazioni aumentano ora che ci troviamo in zone dove ti serve il coltello tra i denti se vuoi salvare la pelle.  Novellino e il mercato. Alla fine Aldo Spinelli ha confermato Novellino. I buonisti dicono che crede ancora in lui, i cattivi sostengono che non vuole spendere soldi per un altro allenatore.  Il dato di fatto è che siamo al punto più basso della gestione di Spinelli. In ogni senso. Caro presidente, adesso deve dare una sterzata a gennaio. E brusca. Per farci capire che ha ancora a cuore le sorti del Livorno.  Caro Mandorlini... Chiusura con l'allenatore che ieri ha avuto tutto: tre punti, più la sconfitta e due espulsi del suo odiato Livorno. Stavolta è andata bene a lei, che ha fatto quegli occhi di sfida ai livornesi. Ma la ruota gira. Ciò che però non dimenticheremo mai sono le parole dette e ripetute, riferite alla vittoria in C1 del Livorno di Protti, di Jaconi: «Successo frutto di un calcio sporco e malato». Non se le può permettere, caro Mandorlini. Si sciacqui la bocca prima di parlare di quella squadra.  

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