Gioco
«Forza Livorno, batti il Verona per me»
Fabrizio Pucci
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INFINITO. Igor Protti, un pezzo indelebile della storia del Livorno Calcio La carica e i ricordi di Igor Protti. «I tre punti ci servono e li meritano i tifosi»
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LIVORNO. È in arrivo il Verona, squadra che a queste latitudini non riscuote consensi. Per giunta gli scaligeri non allenati dall'antico nemico Andrea Mandorlini. E allora, di fronte, a ciò che per i tifosi ricorda quasi il "male assoluto" noi sfoderiamo il nostro "santino", Sua Maestà Igor Protti che tra l'altro lo spauracchio scaligero lo ha esorcizzato un paio di volte: nel 2002 e pure nel 2004 con tre gol che portarono in dote sei punti. Sabato sarà durissima... «Sì. Il Verona è una squadra solida che ha buonissimi giocatori. Halfredsson e Juanito Gomez mi piacciono molto. E poi occhio a Ferrari. Non è un attaccante che sfonda le reti, ma là davanti lavora tanto. Ma noi dobbiamo vincere. La classifica non ci sorride affatto per cui è obbligatorio prendere i tre punti». Come si affrontano partite come questa. Loro hanno vinto le ultime sei. Noi siamo in difficoltà. «Ci vuole il giusto mix tra cuore e cervello. Se punti tutto sulla carica agonistica, rischi di perdere lucidità e con una squadra come il Verona può essere rischioso. Loro sono sornioni, si chiudono bene, abbassano il ritmo e alla prima occasione sanno fare male. Il cuore quindi, è importante, ma bisogna giocare anche con la testa e non farsi prendere dal panico se non riusciamo a sbloccare subito il risultato». Dici Verona e pensi alla notte del 14 settembre 2002, prima partita in B dopo tre decenni. Vinciamo uno a zero grazie a un tuo rigore. Che ricordi hai di quella partita? «Premessa. Sappiamo bene che cosa significava per noi essere in serie B dopo trent'anni di sofferenza. Quella sera fu indimenticabile. E' uno dei ricordi più belli della mia carriera. Quello fu il primo approccio con la nuova categoria. Giocare in uno stadio meraviglioso come il 'Bentegodi' ci dette la dimensione di dove eravamo arrivati. Inoltre per i nostri tifosi era, ed è, una partita molto sentita e vincere sotto i loro occhi ci regalò una gioia incredibile. Infine, con quella vittoria acquisimmo subito una consapevolezza importante: in serie B potevamo starci anche noi». Adesso scrivi Verona e leggi anche Mandorlini, un allenatore che non intrattiene buoni rapporti con noi... «È vero. Il ricordo va alla battaglia per la promozione in serie B che vincemmo con lo Spezia nel 2002 quando l'attuale tecnico del Verona guidava i liguri. Sono passati molti anni. Conoscevo Mandorlini prima di quel campionato e lo conosco ancora meglio oggi. So che i nostri tifosi non lo amano affatto. Per noi è stato un fiero avversario. La scorsa estate ho partecipato alla partita che ha celebrato l'addio al calcio di Riccardo Zampagna e Mandorlini mi ha perfino allenato. Quella sera abbiamo riparlato della stagione della nostra promozione. Lo abbiamo fatto senza acrimonia, con il sorriso sulle labbra». Igor, lunedì 5 la squadra ha organizzato una cena con incasso devoluto al reparto di pediatria dell'ospedale. Una bella iniziativa.. «Sì, tra l'altro i ragazzi mi hanno chiesto l'adesione e parteciperò anche io. Ma al di là della mia presenza, che è relativa, la squadra ha dimostrato sensibilità e attenzione nei confronti dei bambini per cui merita tutto l'appoggio, l'affetto e la stima. E poi questo tipo di iniziative, oltre al bene primario, che è quello dell'infanzia, servono anche per cementare il legame tra il gruppo dei giocatori e la città. Ai nostri tempi la squadra e i livornesi eravamo un tutt'uno quasi incredibile. Era normalità ciò che invece è straordinario. Ecco, questa serata, può ricostruire un rapporto simile a quello che c'erano dieci anni fa».
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