Gioco
A Torino ha firmato la partita 100 con la maglia amaranto, ora vuole «una vittoria a ogni costo col Verona»
«Venti punti sono pochi, basta alibi»
Fabrizio Pucci
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LEADER. Romano Perticone, pilastro della difesa Perticone avverte il Livorno. E svela il retroscena del faccia a faccia nello spogliatoio
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LIVORNO. Tutti in piedi: parla Romano Perticone. Il momento è delicato e allora meglio affidare la lettura della situazione a una delle colonne storiche del Livorno. Il ragazzo di Melzo è uno della vecchia guardia e sabato scorso sul campo del Torino si è iscritto al club dei "centenari" perché ha collezionato proprio il gettone di presenza numero 100 con la maglia amaranto. Romano, lunedì c'è stato un lungo conciliabolo nello spogliatoio. Che cosa è emerso? «Avevamo bisogno di un momento di riflessione. Siamo in una situazione anomala. Venti punti sono davvero pochi. Ci siamo guardati in faccia per togliere alibi a noi stessi e alla società, ma soprattutto per ripartire nel modo più convincente. Speriamo che questo confronto dia i suoi frutti già sabato». Come è sorta l'esigenza di questo faccia a faccia? «Quando nel calcio non arrivano i risultati è automatico il confronto. Novellino ci ha invitato a farlo e noi abbiamo preso al volo l'occasione. Tra l'altro il mister ci ha pure lasciati soli all'interno dello spogliatoio per farci parlare tra noi. E' un gesto che tutti abbiamo molto apprezzato. Il rapporto con lui, personale e collettivo, è ottimo. Adesso dobbiamo passare dalle parole ai fatti». Ma fino a ora che cosa è mancato? «Chiariamo un concetto. Questa squadra ha valori e limiti. Quando hai un certo tipo di organico, con tanti giovani è normale che ci siano alti e bassi e che il valore venga fuori una volta si e una no. Il Livorno deve sempre esprime il 100% delle sue potenzialità. Basta scendere all'80% e si va in sofferenza. Specialmente in un periodo come questo in cui abbiamo inciampato due o tre volte e di conseguenza abbiamo perso un pizzico di sicurezza». Qual è la via d'uscita? «Serve come il pane la vittoria. I tre punti portano autostima. E anche il bel gioco. Ma la medicina è il successo da ottenere anche senza il bel gioco». Contro Ascoli e Torino potevamo arrivare due punti. Invece siamo rimasti a secco. Non sono bei segnali.. «È vero. Ne abbiamo parlato. Abbiamo capito che siamo a un punto di non ritorno. E' il momento della verità. O si vince o si vince altrimenti diventa difficile. Abbiamo chiaro in testa che se arrivano altri risultati negativi la situazione può precipitare». Che cosa hai letto negli occhi dei tuoi compagni in questi giorni? «Siamo compatti. Ognuno di noi ha fatto un passo indietro per farne uno avanti tutti insieme. Novellino è un allenatore molto attento. E' una garanzia. Ma in campo ci andiamo noi. Voglio pure sottolineare che vinciamo e perdiamo in undici. Questa situazione non è figlia di responsabilità dei singoli giocatori. Siamo un gruppo di lavoro che a volte può sbagliare». Il cambio di modulo è stato ben assorbito? «Sì. Novellino è stato bravo. Ci ha dato una mano. Ci ha chiesto la massima disponibilità e gliel'abbiamo data. Non potevamo certo cadere dal pero. Quello schema lo praticavamo ai tempi della serie A e con il Torino lo abbiamo riproposto alla grande. Ma adesso dobbiamo pensare al Verona. Quella la nostra occasione di riscatto».
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