Sicurezza
DALLA PRIMA
Se l'Ipercoop batte Spinelli...
Alessandro Bernini
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Prima c'era entusiasmo, attesa, ci si incazzava, ogni occasione era buona per un "allora, questo Livorno?". Oggi scorre tutto liscio, gioie e dolori al massimo hanno la durata di un telefilm, l'indifferenza travolge la passione. Che cosa ci sta succedendo? Le colpe è bene dividerle: qualcuna ce l'abbiamo noi tifosi del Livorno, qualcuna ce l'ha Spinelli. Una piccola premessa però: 10-15 anni fa andavano tutti allo stadio anche perché era una moda, come ora si va all'Ipercoop. La domenica "usava" il Livorno. Perso per strada il tifoso molto occasionale, abbiamo poi perso anche quello occasionale (tra pay tv e prezzi dei biglietti alti). Fin qui niente di diverso rispetto al 90% delle realtà calcistiche italiane. Il guaio è che negli ultimi 3-4 anni ci siamo anche bruciati una parte dello zoccolo duro. Guardate la curva nord, il tempio di chi si addormentava pregando per la maglia amaranto. Ora è semivuoto. Triste. È scomparso il tifo ed è scomparso molto di quel senso di appartenenza che ci rendeva fieri e orgogliosi del Livorno. Ecco, dopo la lunga lista di nostre colpe, entra in scena Aldo Spinelli. Il miglior presidente, probabilmente, della storia del Livorno Calcio. Ci ha regalato tutto: la serie B, la serie A, la Coppa Uefa, eppure forse non ci ha mai fatto godere sino in fondo di tutto questo. Ricordiamo un episodio. Dicembre 2006, vigilia di Auxerre-Livorno, fase a gironi della Coppa Uefa. La città è in fibrillazione, se il Livorno vince passa incredibilmente al turno successivo. Due giorni prima della partita Aldo Spinelli rilascia un'intervista e dichiara: «Questa Coppa ci toglie troppe energie, sarebbe meglio uscire». Una pugnalata per chi fa il tifoso e non il ragioniere. Spinelli mantiene il Livorno ad altissimi livelli da anni: considerate che dal 2004 in poi, il peggior piazzamento è stato un settimo posto in serie B. Di lusso. Il tutto con bilanci cristallini. Però ormai da qualche anno le sue scommesse stanno diventando più grandi di multipli da 15 partite. Lo dimostra il Livorno di oggi, giovane e fragile, non da prime posizioni, che si trova ad appena 2 punti dalla zona playout. Quest'anno il bilancio si chiuderà in passivo e senza aver costruito un Livorno da quartieri alti. Il presidente parla sempre di "bagno di sangue", di stanchezza, di giovani come unica strada da seguire. Tanto pessimismo, pochi slanci di entusiasmo. Ci dica una cosa presidente: ma lei è ancora pronto a investire sul Livorno? È ancora ambizioso? Perché altrimenti ci mettiamo l'anima in pace, e ci rassegniamo al flusso stadio-Ipercoop.
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